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lunedì 19 dicembre 2016

RAGGI, FAI QUALCOSA DI GRILLINO: MONETA LOCALE SUBITO


È sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica, in questi giorni, la vicenda che vede coinvolta la sindaca Raggi come sostenitrice del capo del personale capitolino Marra. La via d’uscita è la moneta locale


Di Daniele Pace
Al di là di ogni giudizio politico sulla vicenda Marra, finora la giunta a 5 stelle della capitale non ha ancora lasciato nessun segno tangibile della sua governance. La sindaca Raggi rivendica il suo operato in alcuni settori, come la revisione degli alloggi del comune e qualche risparmio qua e là, in un bilancio gravemente disastrato dalle giunte precedenti, di destra o di sinistra.
Ma per questo sarebbe bastato un semplice contabile, e in realtà dal movimento ci si attendevano ben altri provvedimenti, in particolare dopo le dichiarazioni in campagna elettorale concernenti le monete complementari.
Ci si aspettava, dalla giunta di un movimento che non si presenta come una semplice alternativa politica, ma come un futuro nuovo e realmente innovatore, degli atti di coraggio e cambiamento, se non anche rivoluzionari, rispetto alla stagnante politica della casta, sempre pronta a difendere gli interessi finanziari, cambiando tutto per non cambiare niente.
Di quell’atto di coraggio, quella grande innovazione, la rivoluzione monetaria romana, in realtà non si è più sentito parlare, mentre sarebbe servito, non solo a Roma, ma all’Italia tutta, un grande esempio di economia alternativa. Roma poteva essere la prima grande metropoli al mondo, ad avere una moneta locale ufficiale e gestita dal comune, a favore di tutti i cittadini e le aziende. E chi, se non il M5S, poteva essere il promotore migliore di una simile iniziativa, per garantire anche un futuro politico nella capitale al movimento. Sì, perché la scelta politica di una moneta locale, in apparenza azzardata, avrebbe in realtà garantito un futuro alla capitale e alla giunta stessa, grazie a 5 anni di governance, più che sufficienti, alla popolazione, a comprendere il significato e la portata di questa scelta. Perché la moneta locale è una scelta visibile, vincente e soprattutto istruttiva di quelli che sono le reali necessità di cambiamento e riforma necessari alle nazioni. La prima spallata ad un sistema finanziario e bancario obsoleto, medioevale, che di frena le innovazioni e il futuro, in un mondo il cui progresso non viene supportato dalla moneta pubblica, ma piuttosto frenato da quella privata. È come avere un Ferrari e farlo trainare da un mulo.
Ma oggi più che mai, la sindaca e la giunta, sono ancora in tempo per rivoluzionare l’Italia con l’esempio di una moneta locale romana gestita dal comune. Oggi, nel momento più basso della giunta a 5 stelle, non serve un contabile che gestisca il bilancio capitolino (certamente importante e da tenere in ordine), ma un gesto innovativo e coraggioso, un segno dell’impronta del movimento sulla politica italiana. Un’iniziativa nemmeno azzardata, visto che le monete locali complementari sono già, da decenni, sperimentate, strutturate e perfettamente funzionanti. Non c’è nemmeno da inventare qualcosa di nuovo, a parte il nome, visto che in questo campo ormai è stato tutto già progettato ed applicato. L’innovazione tecnologica ha portato le monete complementari locali a poter essere utilizzate anche attraverso le app sui telefonini. Le aziende sono pienamente coinvolte e possono utilizzare le camere di compensazione per ottenere molti vantaggi economici da riversare poi localmente.
Da un punto di vista burocratico, contabile e fiscale, è già tutto pronto. Basta guardare l’intervista a Paolo Tintori, portavoce e presidente di Rete di Mutuo credito, per comprendere come, da un punto di vista legale, non vi sia alcun ostacolo al coinvolgimento di comuni, aziende e cittadini, in una moneta complementare che possa dare maggior respiro all’economia locale, e una forte scossa ideologica alla nazione. E trattandosi di Roma, una delle maggiori capitali europee, l’esempio sarebbe osservato anche a livello internazionale.
Sappiamo già come contabilizzare e registrare fiscalmente le monete locali, sia per le aziende che per i comuni. Rete di Mutuo credito ha già più volte incontrato Guardia di FinanzaAgenzia delle Entrate e Camere di Commercio, delineando il funzionamento delle monete e ottenendo tutti pareri favorevoli. Se vi fosse ancora qualche dubbio, basti pensare all’ingresso delle banche, che sinceramente deploro, nella piattaforma Sardex. Ingresso da condannare, ma che dimostra però, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’assoluta legalità e fattibilità di una moneta locale su grande scala.
Roma potrebbe essere l’apripista per una moneta complementare nazionale, e anche un rilancio per una giunta uscita moralmente con le ossa rotte dalla vicenda Marra. Roma potrebbe rifare la storia d’Italia, se volesse. La sindaca Raggi si guardi bene l’intervista a Paolo Tintori qui sotto, chiami lui e il suo staff a lavorare per il Comune. Tutto è pronto per l’appuntamento con la storia, manca solo la volontà politica, quella volontà politica che ci si attende dal M5S per andare a questo appuntamento.
Daniele Pace, autore de La Moneta dell’Utopia

mercoledì 8 luglio 2015

Ginevra avrà una sua moneta in settembre



L'agglomerato franco-ginevrino avrà una sua moneta dal 18 settembre: lanciato dall'economia sostenibile locale, il "léman" circolerà in una regione transfrontaliera abitata da un milione di persone. L'obiettivo è di favorire la produzione e il consumo di prossimità.
"L'acquisto di beni e servizi prodotti localmente ha un effetto evidente sul clima grazie alla diminuzione dei trasporti, che provocano il 25% delle emissioni di gas a effetto di serra", ha sottolineato oggi nel corso di una conferenza stampa Txetx Etcheverry, cofondatore dell'eusko, la moneta locale del Paese basco. Lanciata a fine gennaio 2013, l'eusko è diventata la terza moneta complementare in Europa.
Le aziende francesi e svizzere che accetteranno i léman si impegneranno a rispettare una carta delle pratiche economiche responsabili dal profilo sociale ed ambientale, ha spiegato l'ecologista ginevrino Jean Rossiaud, presidente dell'associazione Sasfera Suisse, all'origine del progetto. Per le persone private - ha sottolineato - la moneta equivarrà ad un marchio.
Il léman sarà lanciato ufficialmente il 18 settembre a Ginevra nell'ambito di Alternatiba Léman, un festival transfrontaliero delle alternative alle mutazioni climatiche. Gli appositi uffici di cambio scambieranno un léman contro un euro. Il cambio a partire dal franco svizzero dipenderà invece dal corso della divisa unica europea. I promotori prevedono di emettere 200'000 léman in banconote da 1, 5, 10 e 20.
Secondo Jean Rossiaud saranno necessari da 200 a 300 aderenti affinché la moneta possa effettivamente essere lanciata. Finora una cinquantina di imprese hanno manifestato il loro interesse, come pure la Città di Ginevra e i comuni di Carouge e di Annemasse (F). Immaginato per la regione del "Grand Genève" - nella quale sono compresi oltre 200 comuni francesi e svizzeri - il léman potrà essere utilizzato anche oltre le frontiere dell'agglomerato.

Fonte: http://www.bluewin.ch/content/bluewin/it/news/svizzera/2015/7/7/ginevra-avra-una-sua-moneta-in-settembre.html 

martedì 16 dicembre 2014

5000 MONETE complementari locali nel mondo, create da cittadini e comuni senza debito pubblico


A conferma, prova e testimonianza della bontà nelle teorie sulla moneta pubblica, esistono al mondo circa 5000 MONETE COMPLEMENTARI LOCALI, di cui 700 solo in Giappone. Ce ne sono in tutti i paesi “occidentali”, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Svizzera alla Francia, dall’Argentina agli USA, e, ultimamente anche in Italia.
Una moneta complementare locale è una moneta creata da cittadini, associazioni, e talvolta Comuni, che si uniscono nel patto sociale, nella convenzione sulla quale nacque il denaro, e decidono di stamparsi la propria moneta, esente da debito pubblico, in quanto appunto pubblica e non chiesta in prestito a una banca centrale privata; una moneta creata nell’interesse di una comunità che si accorda, si convenziona, in base alle leggi del sistema monetario così come e’ descritto e esplicato dagli economisti non “ufficiali”.
Queste monete rappresentano la merce universale per gli scambi commerciali, su cui una piccola comunità può agire per far fronte alle crisi economiche.
Si sviluppano spesso nei piccoli comuni in quanto nelle piccole comunità è più semplice parlarsi, spiegarsi ed accordarsi, dove la fiducia reciproca e’ maggiore e la società non e’ stressata, individualista e dissociata come nelle grandi città,.
In queste comunità dove è adottata, il commercio rifiorisce, l’economia locale e’ ben supportata dall’ossigeno della moneta senza debito e senza interesse, ma soprattutto gli scambi commerciali aumentano grazie all’abbondanza del denaro pubblico, che viene stampato e accreditato in quantità sufficiente per tutti.
I commercianti cominciano ad adottare queste monete, in convenzione con i cittadini che la spendono nei negozi e con i produttori locali, che producendo tutto in zona, possono far fronte alle spese di gestione, stipendi compresi, senza dover ricorrere alla divisa ufficiale per gli acquisti fuori zona.
Inoltre favoriscono la produzione di cibi locali e genuini in quanto, se usata dai produttori locali, non potrà essere spesa nell’acquisto di prodotti chimici e OGM in mano alle multinazionali che preferiscono pagamenti in divisa ufficiale (visto che gli stessi banchieri sono anche proprietari delle corporations)
Sono complementari perché affiancano la divisa ufficiale utilizzata per le spese all’esterno della comunità, dove si rende necessaria per mancanza di quel patto sociale.
La loro origine risale alla fine dell’800 e agli inizi del ‘900, soprattutto durante la grande depressione, in quelle comunita’ che ben compresero il sistema monetario.
Tra le prime comunità ad utilizzarle ci furono le Isole di Jersey e Guernsey, nel Canale della Manica, attualmente indipendenti ma sotto la corona britannica.
L’isola di Jersey batteva la propria moneta fin dal medioevo, ma dovette rinunciarvi dopo che la rivoluzione francese, finanziata da banchieri, introdusse un sistema monetario privato.
In un momento di grossa confusione tra Francia e Inghilterra, nella metà dell’800, l’isola versava in pessime condizioni economiche, con numerose opere pubbliche incompiute e di primaria importanza.
La comunità decise così di stampare le proprie sterline, e il governo dell’isola riuscì, ne giro di 2 anni, a realizzare tutte le opere, senza indebitarsi o chiedere prestiti.
Ancora oggi l’isola stampa le proprie sterline, utilizzate anche per pagare le tasse (molto ridotte, intorno al 10% vista la mancanza di debito pubblico).

Gli esempi nel mondo sono numerosissimi, dall’ITHACA HOURS negli USA, di cui si e’ occupato anche Report di Rai 3, in una puntata sparita dal sito ufficiale ma reperibile su google video..
In Inghilterra (Norwich), nel 1987 sono stati creati i LETS dalla New Economy Foundation, che comincio’ a svilupparli in Scozia e Galles e successivamente in Australia. Oggi i sistemi monetari Lets sono 400 e coinvolgono circa 40.000 persone.
Attraverso i LETS si attivano asili nido, si erogano cure a malati cronici non più assistiti dal sistema nazionale sanitario, si affrontano le manutenzioni casalinghe senza esborso di danaro ecc. I rapporti con il governo britannico non siano stati sempre semplici, ma ora sono coinvolti numerosi enti locali.
L’unità locale, denominata in modo vario e fantasioso nei diversi sistemi (Oliver, Bright, Storie, Acorn, Beacon, Pigs, Onny ecc.), è frequentemente allineata alla sterlina.
Il LETS (Local Exchange Trading System) è un sistema studiato appositamente per trattare problemi associati alla moneta convenzionale. L’obiettivo di fondo è sia economico che sociale: da un lato permette l’acquisto di beni e servizi, pur non avendo denaro, sostenendo costi più bassi per i servizi rispetto al mercato, dall’altro è uno strumento per integrarsi nella comunità locale e costruire rapporti di buon vicinato.
Secondo alcuni economisti il sistema è potenzialmente interessante per le regioni ad alto tasso di disoccupazione perché permette alle persone di ottenere beni e servizi che non possono pagare con la moneta tradizionale.
ITHACA HOURS è una moneta locale nata ad opera di Paul Glover nel 1991 a Ithaca, una città dello stato di New York in Usa, come forma di contrasto a Wal-Mart, la catena di ipermercati americana, fonte di sfruttamento per produttori e lavoratori. Le Hours rimangono nella regione per pagare il lavoro locale e rafforzano gli scambi comunitari, espandendo una produzione ed un commercio maggiormente attento all’ecologia e alla giustizia sociale della comunità. Usando monete complementari locali si crea cioè un vantaggio a favore della sostenibilità locale, sia in termini ecologici che sociali.
Le Hours sono delle banconote complementari al dollaro, che possono essere usate in pagamento di beni e servizi nel raggio di 50 miglia intorno ad Ithaca. Una Ithaca Hour in termini di potere di acquisto vale dieci dollari, l’equivalente teorico di un ora di lavoro (da qui il nome “hours”, ore). Molti milioni di dollari di valore equivalente sono stati movimentati dai residenti e più di 500 aziende e 100 organizzazioni non profit la accettano.
II progetto Interser {Intercambio de Servicios, scambi di servizi) comincia ad essere concepito nel 1989 in Venezuela, ma è frutto di esperienze precedenti iniziate nel 1955. Il progetto Interser si è evoluto e oggi su internet è più conosciuto con il nome Notmoney.
La Red Global del Trueque (Rete Globale di Scambio) è un esperimento nato nel 1995 in Argentina. Alcune province argentine hanno sperimentato anche la realizzazione di una propria valuta. Quando il governo nazionale era impossibilitato al trasferimento fondi alle province, loro non avevano soldi per pagare i propri impiegati.
In Italia sono stati creati gli SCEC a Napoli (unica grande citta’ al mondo a riuscirvi) e in Veneto, mentre una moneta complementare e’ stata creata in Aspromonte facendola stampare proprio dalla zecca dello Stato.
Importantissimo e’ il progetto SIMEC del prof. Auriti realizzato dal Comune di Guardiagrele.
Siamo oggi tecnicamente in grado di realizzare il sogno dell’umanità, di provvedere ai bisogni di tutti gli abitanti del pianeta, lasciando alle macchine il compito di eseguire i lavori meno piacevoli. Quello che manca è la moneta per farlo. La moneta non è altro che una convenzione tra la gente di accettare ed usare un qualcosa come mezzo di scambio – che sia cartamoneta, monete, conchiglie, come avviene in alcune parti del mondo, o sigarette, come avviene durante una guerra. E’ possibile che il nostro modo di pensare sia diventato così stolto a causa della nostra incapacità di comprendere appieno il funzionamento della moneta?

lunedì 17 novembre 2014

Emergenza Economica: i Comuni possono battere moneta, per Legge

bristol-pound
Il nostro contributo vuol essere uno sprone ad operare secondo la giurisprudenza e le normative per dare una soluzione ai Comuni che non stanno più ricevendo trasferimenti monetari ( soldi che paghiamo con l'imposizione fiscale) da parte dello Stato. Ogni anno i Comuni hanno sempre meno risorse tanto che lo Stato ha legiferato per le Local Tax. Un inglesismo per addolcire la pillola delle Tasse Locali che si aggiungeranno a quelle che già paghiamo come Central Tax. Passateci l'inglesismo. Visto che si prende sempre come esempio un linguaggio anglosassone perchè non prendere come esempio anche quello che fanno gli anglosassoni ? A Bristol, infatti, hanno istituito la "moneta comunale" per sopperire alla crisi.Ebbene sì, anche in UK hanno la crisi nonostante qualche economista dica che la sterlina è una moneta sovrana. Talmente "sovrana" che sta opprimendo i suoi "sudditi". 

Tornando alla nostra Italia, non possiamo sperare che la politica , quella che ora parla di Sovranità Monetaria e di inutili Referendum "per la permanenza nell'euro", legiferi per uscire da questo sistema monetario in tempi brevi. Però possiamo sperare che voi cittadini facciate capire ai vostri politici locali, lamentosi delle scarse risorse comunali, che c'è un'alternativa per sopperire all'emergenza economica per mancanzo di denaro. Agendo in deroga alla Leggi perchè lo prevede il T.U.E.L. e perchè è stato già fatto in precedenza durante tutta la vita repubblicana del nostro Paese.
Tanto più che a conferma che si tratti di emergenza lo dimostranbo i tavoli istituzionali per l'emergenza economica istituiti dalle Prefetture, quindi, vi è la conferma che c'è emergenza. Ed allora , se si tratta di emergenza eccovi la soluzione LEGALE.

PREAMBOLO
La “legge Reale” (n. 152/1975) introduceva invece disposizioni speciali a tutela dell’ordine pubblico prevedendo la possibilità di custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato e permettendo da parte della forza pubblica l’utilizzo delle armi non solo in caso di resistenza ma anche al fine di prevenire determinati reati quali ad esempio quelli di terrorismo.
L’articolo 32 della Carta costituzionale sancisce il sacrosanto principio secondo cui nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Prevede però che a questa regola si possa per legge derogare. Anche qui si tratta di casi di emergenza: epidemie o casi di patologie mentali che possono mettere a repentaglio  la salute pubblica.
La stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che nel 1966 volle regolamentare attraverso una Convenzione i diritti civili e politici, stabilì che ai principi contenuti in quel solenne Atto si potesse derogare in virtù di uno “stato di emergenza”.
VENIAMO AL DUNQUE
Gli esempi riportati dimostrano quindi quanto non solo sia possibile derogare dalla legislazione ordinaria in caso di necessità cogente, ma anche che tale deroga possa addirittura andare a operare nei settori più delicati e comunemente “intangibili” dell’organizzazione della vita civile: la privazione della libertà personale, la violenza legittima, il diritto alla salute, i diritti politici.
Ora il busillis sta tutto nell’individuare in quali casi si possa parlare di situazione d’emergenza. La attuale degenerazione sociale causata da quella che viene eufemisticamente definita “crisi” economica può essere considerata in tale fattispecie? Ragioniamo in prima istanza in termini di pubblica sicurezza: i reati violenti di natura patrimoniale, indotti dalla spasmodica ricerca di denaro di sempre più larghe fasce di popolazione che ne sono state private, stanno subendo un incremento esponenziale. Senza volerci addentrare in dati statistici, l’allarme è tangibile per chiunque viva in una qualunque città italiana; la stampa riporta tali eventi a tamburo battente, il senso di insicurezza sul territorio è sempre più tangibile. Tale situazione inoltre, in determinate zone del Paese, porta fiumi d’acqua al mulino delle organizzazioni criminali che spesso vengono definite il pericolo numero uno per le istituzioni e per la convivenza sociale.

Parliamo poi della questione dei suicidi. La morte auto-inflitta non è comunemente considerata (per via di una certa censura e per una diffusa ignoranza in materia) un fenomeno emergenziale. Nulla di più sbagliato. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2000 ha diffuso dei dati che parlano di una morte per suicidio ogni 40 secondi e di un tentativo di suicidio ogni 3 secondi; per rendere l’idea, ciò significa che muoiono suicidi più uomini di quelli che perdono la vita in tutti i conflitti armati della Terra e in tutti gli incidenti stradali. E si badi: sono dati del 2000, di molto precedenti all’attuale esasperazione della crisi economica che è stata tristemente caratterizzata da un incremento esponenziale del fenomeno. La stessa OMS ha ravvisato nel suicidio un’incidenza sociale tale da istituire un apposito Istituto di prevenzione, il Supre.
I suicidi e i reati violenti di natura patrimoniale debbono quindi essere iscritti, in virtù di incontrastabili dati statistici e di affermati studi sociali, nella categoria delle situazioni di emergenza.
Quale conseguenza deve derivare, in contesto istituzionale, da questa affermazione? Semplice: che in ragione della situazione emergenziale si possa e si debba derogare alla legge ordinaria e ai trattati al fine di porne rimedio, o comunque di arginarla. Un valido strumento d’azione potrebbe essere ad esempio quello dell’emissione, da parte dei Comuni, di uno strumento monetario alternativo e complementare all’Euro, per venire incontro alle esigenze vitali di sopravvivenza economica della popolazione. A questa ipotesi viene comunemente contrapposta la norma enunciata dal Trattato sull’Unione Europea per cui solo alla BCE è consentita l’emissione monetaria. Ma è proprio quanto inizialmente esposto che dovrebbe indurre la autorità a ritenere di dover derogare da questa disposizione internazionale in virtù di una situazione di necessità ed estrema urgenza, una situazione di emergenza sociale.

I Comuni hanno teoricamente il potere di imporre questa linea? Guardiamo nel dettaglio. “Al Comune spettano tutte le funzioni che riguardano la popolazione ed il territorio, in particolare è il Comune stesso che deve farsi carico delle esigenze nascenti in determinati settori specificamente delineati dal dettato normativo”.  A conferma di quanto sopra infatti, l’articolo 112 del TUEL enuncia che: “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”. Queste ampie funzioni che come abbiamo visto vengono in diversi modi attribuite all’ente comunale, comportano uno serie di problematiche:
a) in primo luogo sono frequenti le controversie circa la definizione dei confini dei ruoli tra i livelli di governo in alcuni settori chiave quali, ad esempio, quello della tutela della salute, governo del territorio e dell’ambiente nonché in tema di servizi sociali.
b) In secondo luogo risulta problematico delineare il rapporto tra le nuove competenze attribuite al Comune e le effettive risorse che al Comune stesso vengono messe a disposizione.
Tutto questo in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione il quale prevede per i Comuni (e Province, Città Metropolitane e Regioni) autonomia finanziaria di entrata e di spesa, tributi ed entrate propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio nonché un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Prevede altresì il medesimo articolo che le risorse di cui sopra consentono al Comune di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Inoltre l’articolo 7 del Decreto Legislativo 112/1998 prevede la “devoluzione alle regioni e agli enti locali di una quota delle risorse erariali tale da garantire la congrua copertura (…) degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti nel rispetto dell’autonomia politica e di programmazione degli enti; in caso di delega regionale agli enti locali, la legge regionale attribuisce ai medesimi risorse finanziarie tali da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni delegate, nell’ambito delle risorse a tale scopo effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni”. 
Dal dettato dell’articolo 54 TUEL emerge altresì che il Sindaco, sempre nella sua funzione di ufficiale di Governo: emana atti in materia di ordine e sicurezza pubblica, svolge funzioni in materia di polizia giudiziaria, vigila sulla sicurezza e l’ordine pubblico, adotta Ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini.
E’ necessario ricordare inoltre che il Sindaco opera come Ufficiale di Governo anche relativamente ad altre funzioni sulla base di norme di settore (ad esempio in base alla Legge 833/78 in materia di sanità). Proprio in merito alle funzioni svolte quale Ufficiale di Governo è utile svolgere qualche breve considerazione.
Prima di tutto occorre chiarire che il Sindaco che esercita le funzioni di Ufficiale di Governo o di autorità sanitaria non è un organo del Comune, ma dello Stato. Tale principio viene chiaramente sostenuto dalla giurisprudenza, ultimamente si è pronunciata in proposito la Corte di cassazione. In tema di poteri e funzioni del Sindaco la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi più volte; punto di notevole interesse è quello relativo al potere di ordinanza del Sindaco medesimo. Circa tale aspetto, il Consiglio di Stato ribadisce che: “… i presupposti che si richiedono per l’adozione dei provvedimenti contingibili ed urgenti, da parte della massima Autorità comunale, sono – ai sensi dell’art. 38 comma 2, l. 142/1990 – da un lato, l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente (donde il carattere dell’urgenza); dall’altro, l’impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi offerti dalla legislazione (donde la contingibilità)”.

Alla luce di quanto sopra i Sindaci possono operare con provvedimenti (ordinanze) contingibili ed urgenti in materia di sanità e sicurezza dotandosi di strumenti straordinari rispetto a quelli previsti dalla legislazione. Lo strumento monetario previsto dalla legge (L’Euro) può essere affiancato da uno strumento monetario alternativo e “straordinario” emesso dai Comuni, al fine di prevenire problemi di salute pubblica “mentale” dovuti alla crisi monetaria ed alla angoscia sociale che sono le cause di problemi di sicurezza pubblica quali gesti estremi violenti che potrebbero coinvolgere la comunità (suicidi, esplosioni, messe a fuoco, stragi ) ed evitare l’incremento del crimine dovuto alla affannosa ricerca di soldi.

Va infine evidenziato che questa “moneta convenzionale” è perfettamente compatibile col sistema monetario internazionale, perché  considera solo aspetti di diritto privato (cioè la proprietà della moneta e la posizione di creditore di debitore), come tali di stretto diritto interno e del tutto irrilevanti per il diritto internazionale. Il progetto è altresì perfettamente compatibile col trattato di Maastricht perché  rispetta l’autonomia della Banca centrale europea.

Il presente vuole quindi anche essere un appello ai Sindaci e ai Comuni italiani perché adempiano al proprio dovere di messa in atto di tutte le condizioni possibili che possano tutelare la salute dei cittadini e lo svolgimento ordinato della vita civile, attingendo all’ampia produzione legislativa e alla consolidata giurisprudenza che li autorizzano in questo senso.
Chiaramente, occorrono Sindaci e Amministrazioni comunali con gli “attributi”, che non si tirino indietro dinanzi alle loro responsabilità.

Durante le campagne elettorali, ognuno di loro ha detto di avere a cuore il destino dei loro cittadini. Vediamo se, ora, è vero.
Fonte: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/87-emergenza-economica-i-comuni-possono-battere-moneta,-per-legge.html

lunedì 27 ottobre 2014

Conferenza di Montegranaro sulla proprietà monetaria (anche in Streaming)

confmontegrana


 Il 9 novembre 2014 si terrà a Montegranaro, in provincia di Fermo, la conferenza dal titolo "Perché siamo qui?" in cui interverranno alcuni relatori per parlare di proprietà monetaria, creazione del denaro e del debito, finanza ombra, monete complementari e altre soluzioni non monetarie, e infine la teoria del valore indotto e della proprietà della moneta di Giacinto Auriti.

 Il pubblico sara composto da inprenditori, autorita locali, sindacati ed altri soggetti interessati, per un totale di 350 persone.
 Per chi non potesse partecipare fisicamente l'evento sara trasmesso in diretta streaming sul canale di Salvo Mandará all'indirizzo: http://www.salvomandara.it/blog/salvo5-0live/

 Interverranno: Daniele Pace, scrittore e ricercatore indipendente come rappresentante della Scuola di Studi Giuridici e Monetari Giacinto Auriti ccon un intervento dal titolo Cosa è il denaro e cosa è il debito. (Libri di Daniele Pace)

  Dott. Salvatore Tamburro, economista e consulente finanziario con un intervento dal titolo Dalla finanza all'economia reale. (Libri di Salvatore Tamburro)

  Dott. Fabiuccio Maggiore, economista con Monete Complementari ed Economia Locale

 Cosimo Massaro, scrittore con Comprendere cosa è la moneta per consapevolizzare il valore della vita. (Libri di Cosimo Massaro)

  Dott. Domenico Leva, dirigente INPS con Cassa integrazione, da ammortizzatore sociale passivo a investimento sociale salva lavoro

  Dott. Paolo Tanga, ex direttore di Banca d'Italia

 Il convegno si terrà alla sala conferenze del ristorante Villa Bianca, contrada S. Leandra 355, provincia di Fermo, a partire dalle ore 16 qui il promo:

 

mercoledì 2 luglio 2014

Dibattito di approfondimento con Daniele Pace su No-Euro: teorie a confronto!


Martedì 17 giugno, 19,30, Londra

L'interessantissima puntata di Salvo 5.0 NO-Euro: teorie a confronto! Borghi, Di Sabatino, Fusaro e Pace ci ha fatto venire la voglia di approfondire l'argomento con lo stesso Daniele Pace, che abita e lavora qui a Londra.

Per chi volesse vedere integralmente la puntata, qui il link:

http://m.youtube.com/watch?v=8Ie1m7CDYc0

Salvo Mandara' chiede agli ospiti:

1- In che disastro si trova l'Italia e come se ne esce? E' l'Euro il problema? Questa e' la domanda a cui gli ospiti rispondono nella prima parte del programma.

2-Opinione sul debito ed interessi sul debito: questa e' a domanda che tiene banco nella seconda parte.

Continueremo il dibattito della puntata con Daniele Pace che risponderà alle nostre domande.

A chi non avesse avuto l'occasione di partecipare alla proiezione del 15 giugno, consigliamo di guardare a casa la puntata dal link sopraindicato.

Vi aspettiamo numerosi!

Organizzazione Meet Up M5S Quelli di Londra - Amici di Beppe Grillo London Meetup

http://www.meetup.com/london1/events/182213072/

Martedi 17 giugno, 19 e 30

giovedì 13 marzo 2014

Arriva il Lombard, la moneta complementare della Lombardia


In un mio precedente articolo su Signoraggio.it, in cui parlavo del Tarì, la moneta complementare varata in Sicilia, avevo già chiaramente espresso la mia opinione riguardo al dilagare delle cosiddette monete ‘complementari’ di natura esclusivamente elettronica. Non intendo qui ripetermi. Invito pertanto gli interessati a rileggersi il mio pezzo a questo link: http://www.signoraggio.it/la-sicilia-si-appresta-a-varare-il-tari-una-moneta-alternativa-e-complementare-alleuro/.
Ci tengo però a ribadire che non considero affatto una moneta ‘complementare’ (e per di più di natura elettronica) un’alternativa al sistema, a quel sistema che ha causato la crisi economica in cui ci troviamo e che ha prodotto il mostro a tre teste (quelle della Trojka) chiamato Euro. Per quanto queste ‘monete’ possano nell’immediato generare lievi aumenti del PIL su scala locale e dare una limitata spinta ai consumi, niente hanno a che vedere con le vere monete alternative, come ad esempio il Simec del compianto Giacinto Auriti o lo Scec (anche se quest’ultimo è di fatto un buono-sconto). Ritengo infatti che le monete complementari di natura elettronica rappresentino soltanto una utile stampella al sistema bancario e al pericolante castello di carte del ‘sistema Euro’. E, in più, incentivano in modo esponenziale le forme elettroniche di pagamento (e quindi il controllo dei cittadini), a discapito del sacrosanto uso del contante.
Vale però la pena di dedicare un po’ di attenzione all’ennesima di queste monete ‘complementari’ elettroniche, varata questa volta in Lombardia: il Lombard. E lo faremo soprattutto per fare luce sulle dinamiche che ne hanno determinato la creazione e l’approvazione.
L’introduzione, in via sperimentale, di questa monete complementare rientra nel quadro del progetto di legge sulla competitività d’impresa, approvato dalla Commissione Attività Produttive del Consiglio Regionale
della Lombardia. Si tratta, per ammissione dei suoi ideatori e promotori, di «uno strumento elettronico di compensazione multilaterale per lo scambio di beni e servizi» di cui potranno usufruire le imprese, denominato ‘Lombard’ su evidente proposta di esponenti del Carroccio.
Come apprendiamo da un interessante articolo uscito il 3 Marzo sul sito dell’associazione culturale La Torre, l’idea dell’introduzione di una moneta complementare era stata lanciata durante la scorsa legislatura
dall’allora Vicepresidente della Regione, il leghista Andrea Gibelli (ora Segretario Generale di Palazzo Lombardia). La legge è passata con i voti favorevoli della maggioranza e del Movimento 5 Stelle, con l’astensione del Patto Civico. Il PD ha partecipato solo al voto dell’articolo 1 del progetto di legge. Il testo,
arrivato in aula l’11 Febbraio per l’approvazione definitiva, ha poi visto il via libera unanime dell’intero Consiglio, come riporta un articolo uscito lo stesso giorno sul sito Ilgiorno.it, fra le notizie della cronaca di Milano, in cui si legge che «la Regione Lombardia avrà la sua moneta complementare. Il via libera alla ‘sperimentazione’ è arrivato dal Consiglio Regionale lombardo, che ha approvato all’unanimità la nuova legge sulla competitività.
La sperimentazione riguarderà ‘esclusivamente’ uno strumento elettronico di compensazione multilaterale locale per lo scambio di beni e servizi»
«La Giunta, previo parere della competente Commissione consiliare, con appositi provvedimenti, disporrà – si spiega nell’articolo – le norme attuative e la disciplina del circuito di moneta complementare».
Il progetto, storico cavallo di battaglia della Lega, ha quindi incontrato anche il favore delle opposizioni, in un primo tempo contrarie.
È stato approvato anche un emendamento alla nuova legge che prevede l’introduzione del marchio ‘Made in Lombardy’, finalizzato alla certificazione della provenienza dei prodotti secondo requisiti che saranno fissati dalla Giunta stessa.  Tra le altre misure previste dal pacchetto dalla legge ci sono inoltre l’attivazione sperimentale di zone a cosiddetta ‘burocrazia zero’, la riduzione dell’Irap regionale fino al 25% per le nuove imprese e la riorganizzazione del sistema Confidi.
Il relatore del testo, il consigliere Carlo Malvezzi (Nuovo Centro Cestra), ha sottolineato: «Questa legge nasce dalle esigenze che il sistema produttivo ci ha segnalato con forza in questi mesi e si fonda su un principio cardine: la Regione si fida delle imprese. Chi genera ricchezza e occupazione va sostenuto, non ostacolato».
Alessandro Fermi (Forza Italia) ha definito il provvedimento «un passo avanti concreto per rilanciare il
sistema economico lombardo»
 e Fabio Rolfi (Lega Nord) ha spiegato che «il fine di questa iniziativa è quello di creare le condizioni per mantenere e attrarre le aziende a investire nella nostra Regione». Voto favorevole anche dal Movimento 5 Stelle, con Dario Violi, che ha sostenuto: «Nessun pregiudizio per la moneta complementare, uno strumento già in uso in altre regioni. Certo qualcuno la vorrà strumentalizzare, ma si parla di uno strumento utile per semplificare la riscossione di crediti e che va nella direzione rilancio della competitività e di sostegno al mercato del lavoro».
Il PD, che per bocca del consigliere Enrico Brambilla aveva espresso all’inizio la sua conterarietà, sostenendo che  «affiancare a strumenti utili anche uno strumento tutto da sperimentare e ancora immaturo come la moneta complementare rischia di vanificare gli obiettivi ambiziosi del progetto che sino a qui avevamo condiviso», ha alla fine votato anch’esso a favore.
Ovviamente, in tutto questo entusiasmo bipartsan (anzi, tripartisan), a nessuno è passato lontanamente per la testa che una moneta complementare di natura esclusivamente elettronica farà soltanto il gioco del sistema e dei circuiti bancari. Un sistema che, evidentemente, nel Consiglio Regionale della Lombardia, come del resto anche nei palazzi del potere di Roma, va bene a tutti quanti: a ‘destra’, a ‘sinistra’, al ‘centro’ e anche alla ‘dimensione parallela’ dei pentastellati.
Vi ricordate quanto ha scritto Alfonso Luigi Marra a proposito della ‘rivoluzione per non cambiare’?
Nicola Bizzi