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martedì 21 marzo 2017

IL CONIGLIO NEL CILINDRO - CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

IL CONIGLIO NEL CILINDRO
CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

Un libro per mettere ordine sull'argomento, un'analisi completa di tutti gli aspetti della creazione di moneta bancaria, da quelli contabili a quelli giuridici, e i singoli movimenti di moneta sul bilancio bancario in modo da ricostruire, con precisione, ogni iscrizione contabile sul bilancio che permette alle banche non solo di creare un loro mezzo di pagamento da utilizzare in economia, ma anche di tenerlo per avvantaggiarsi in situazioni di monopolio.





Il libro riporta i singoli articoli dei Principi Contabili Internazionali con i commenti e le spiegazioni sui loro significati, così come per il codice civile.

Il coniglio nel cilindro, nel titolo, vuole proprio descrivere una sorta di trucco da prestigiatori, con cui il sistema creditizio riesce a produrre un bene dal nulla senza nessun ciclo economico. Il processo di creazione monetaria viene descritto nell'analisi preliminare, in tutti gli elementi, dalla contiguità tra moneta legale e moneta bancaria, ai principi contabili, riportati e commentati in un lungo capitolo, passando per i pagamenti interbancari e le camere di compensazione, dove il trucco del prestigiatore agisce prima di riportare la moneta in bilancio senza distruggerla. Attenzione viene anche riservata alle operazioni “fuori bilancio”, spazio al di fuori delle regola dove transitano volumi monetari molto al di sopra di quelli presenti nei bilanci, e alle riserve passive, dove i proprietari delle banche possono riscuotere i loro dividendi.

Un libro che vuole essere di analisi ma anche di aiuto alle soluzione proposte dai vari movimenti di riforma monetaria.

Indice

PREFAZIONE
5


PRIMA PARTE
ANALISI PRELIMINARE
7

Introduzione

9
L'esistenza della moneta bancaria e i dati
14
1. Base monetaria e moneta bancaria
21
1.1 La ridefinizione di moneta e gli aggregati monetari
24
1.2 La differenza tra base monetaria e moneta bancaria
26
1.3 La moneta bancaria tra debito a vista e deposito
30
2. Il deposito bancario e il codice civile
33
3. Il bilancio bancario
38
4. Definizioni contabili nei Principi Internazionali
47
4.1 La partita doppia
48
4.2 La revisione e il controllo del bilancio
52
4.3 Le definizioni utili nei principi contabili internazionali
53
4.4 Moneta ed eliminazione contabile. Perché la banca non distrugge il denaro
61
4.5 Definizioni contabili e creazione di moneta scritturale.
Perché la banca può creare moneta
66
4.6 Definizioni contabili. Conclusioni
71
5. La creazione monetaria e il credito
73
5.1 Il moltiplicatore monetario e la rilevazione in bilancio
76
5.2 Le potenzialità del moltiplicatore monetario dei depositi
80
6. I vincoli alla creazione monetaria
85
6.1 La riserva obbligatoria di liquidità (ROB)
86
6.2 Il rischio di liquidità
91
7. I pagamenti interbancari
93
7.1 La nascita della camera di compensazione moderna
97
7.2 Il sistema di compensazione nazionale
101
7.3 TARGET 2
105
7.4 I conti PM e HAM
106
7.5 L'anticipazione infragiornaliera
107
7.6 E-MID
108
7.7 Conclusioni
109

SECONDA PARTE
IL CONIGLIO NEL CILINDRO


111

8. Il coniglio nel cilindro

113
8.1 Una pratica medievale: le fiere e la prima compensazione
114
8.2 Camera di compensazione e bilancio bancario
119
9. Le iscrizioni contabili dalla creazione al rimborso del prestito
128
9.1.1. Il cliente α chiede 100€ in prestito alla banca A
131
9.1.2. Il cliente α paga 100€ ad un fornitore, cliente β
della banca B
132
9.1.3. La compensazione di fine giornata: La banca A
paga 100€ alla banca B
134
9.1.4. La compensazione di fine giornata: La banca B
riceve 100€ dalla banca A
138
9.1.5 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A in
contanti
141
9.1.6 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A
tramite conto corrente
143
9.2 La dinamicità dei flussi interbancari nei pagamenti
145
9.2.1 Aggiustamento degli squilibri di bilancio
148
9.2.2 L'equilibrio patrimoniale con il finanziamento del prestito
153
9.2.3 Le operazioni fuori bilancio
154
10. Le Riserve
159
11. Semplificazione schematica
162
12. Tasse, fallimenti e soluzioni
167
12.1 Le banche pagano le tasse?
167
12.2 Le banche possono fallire?
169
12.3 Le soluzioni
170
13. Conclusioni
172

IL CONIGLIO NEL CILINDRO

lunedì 19 dicembre 2016

RAGGI, FAI QUALCOSA DI GRILLINO: MONETA LOCALE SUBITO


È sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica, in questi giorni, la vicenda che vede coinvolta la sindaca Raggi come sostenitrice del capo del personale capitolino Marra. La via d’uscita è la moneta locale


Di Daniele Pace
Al di là di ogni giudizio politico sulla vicenda Marra, finora la giunta a 5 stelle della capitale non ha ancora lasciato nessun segno tangibile della sua governance. La sindaca Raggi rivendica il suo operato in alcuni settori, come la revisione degli alloggi del comune e qualche risparmio qua e là, in un bilancio gravemente disastrato dalle giunte precedenti, di destra o di sinistra.
Ma per questo sarebbe bastato un semplice contabile, e in realtà dal movimento ci si attendevano ben altri provvedimenti, in particolare dopo le dichiarazioni in campagna elettorale concernenti le monete complementari.
Ci si aspettava, dalla giunta di un movimento che non si presenta come una semplice alternativa politica, ma come un futuro nuovo e realmente innovatore, degli atti di coraggio e cambiamento, se non anche rivoluzionari, rispetto alla stagnante politica della casta, sempre pronta a difendere gli interessi finanziari, cambiando tutto per non cambiare niente.
Di quell’atto di coraggio, quella grande innovazione, la rivoluzione monetaria romana, in realtà non si è più sentito parlare, mentre sarebbe servito, non solo a Roma, ma all’Italia tutta, un grande esempio di economia alternativa. Roma poteva essere la prima grande metropoli al mondo, ad avere una moneta locale ufficiale e gestita dal comune, a favore di tutti i cittadini e le aziende. E chi, se non il M5S, poteva essere il promotore migliore di una simile iniziativa, per garantire anche un futuro politico nella capitale al movimento. Sì, perché la scelta politica di una moneta locale, in apparenza azzardata, avrebbe in realtà garantito un futuro alla capitale e alla giunta stessa, grazie a 5 anni di governance, più che sufficienti, alla popolazione, a comprendere il significato e la portata di questa scelta. Perché la moneta locale è una scelta visibile, vincente e soprattutto istruttiva di quelli che sono le reali necessità di cambiamento e riforma necessari alle nazioni. La prima spallata ad un sistema finanziario e bancario obsoleto, medioevale, che di frena le innovazioni e il futuro, in un mondo il cui progresso non viene supportato dalla moneta pubblica, ma piuttosto frenato da quella privata. È come avere un Ferrari e farlo trainare da un mulo.
Ma oggi più che mai, la sindaca e la giunta, sono ancora in tempo per rivoluzionare l’Italia con l’esempio di una moneta locale romana gestita dal comune. Oggi, nel momento più basso della giunta a 5 stelle, non serve un contabile che gestisca il bilancio capitolino (certamente importante e da tenere in ordine), ma un gesto innovativo e coraggioso, un segno dell’impronta del movimento sulla politica italiana. Un’iniziativa nemmeno azzardata, visto che le monete locali complementari sono già, da decenni, sperimentate, strutturate e perfettamente funzionanti. Non c’è nemmeno da inventare qualcosa di nuovo, a parte il nome, visto che in questo campo ormai è stato tutto già progettato ed applicato. L’innovazione tecnologica ha portato le monete complementari locali a poter essere utilizzate anche attraverso le app sui telefonini. Le aziende sono pienamente coinvolte e possono utilizzare le camere di compensazione per ottenere molti vantaggi economici da riversare poi localmente.
Da un punto di vista burocratico, contabile e fiscale, è già tutto pronto. Basta guardare l’intervista a Paolo Tintori, portavoce e presidente di Rete di Mutuo credito, per comprendere come, da un punto di vista legale, non vi sia alcun ostacolo al coinvolgimento di comuni, aziende e cittadini, in una moneta complementare che possa dare maggior respiro all’economia locale, e una forte scossa ideologica alla nazione. E trattandosi di Roma, una delle maggiori capitali europee, l’esempio sarebbe osservato anche a livello internazionale.
Sappiamo già come contabilizzare e registrare fiscalmente le monete locali, sia per le aziende che per i comuni. Rete di Mutuo credito ha già più volte incontrato Guardia di FinanzaAgenzia delle Entrate e Camere di Commercio, delineando il funzionamento delle monete e ottenendo tutti pareri favorevoli. Se vi fosse ancora qualche dubbio, basti pensare all’ingresso delle banche, che sinceramente deploro, nella piattaforma Sardex. Ingresso da condannare, ma che dimostra però, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’assoluta legalità e fattibilità di una moneta locale su grande scala.
Roma potrebbe essere l’apripista per una moneta complementare nazionale, e anche un rilancio per una giunta uscita moralmente con le ossa rotte dalla vicenda Marra. Roma potrebbe rifare la storia d’Italia, se volesse. La sindaca Raggi si guardi bene l’intervista a Paolo Tintori qui sotto, chiami lui e il suo staff a lavorare per il Comune. Tutto è pronto per l’appuntamento con la storia, manca solo la volontà politica, quella volontà politica che ci si attende dal M5S per andare a questo appuntamento.
Daniele Pace, autore de La Moneta dell’Utopia

giovedì 23 aprile 2015

Il fallimento della finanza

di Andrea Baranes 
 

Lo scandalo SwissLeaks, in cui la HSBC è accusata di avere aiutato decine di migliaia di clienti a nascondere i propri soldi su conti cifrati, è tornato alla ribalta in queste settimane. L'ennesimo caso che mostra come troppo spesso i maggiori gruppi bancari giochino un ruolo di primo piano in operazioni di al limite, e spesso ben oltre il limite, della legalità.
Parliamo di una banca sola. E' quasi impossibile anche solo elencare gli scandali, gli abusi e i crimini recentemente emersi a carico del sistema finanziario: dalle manipolazioni del mercato delle valute a quello dei tassi di riferimento (Libor e Euribor), dagli episodi di corruzione all'evasione fiscale, a moltissimi altri ancora. La stessa HSBC nel 2012 ha ricevuto una multa di 1,9 miliardi di dollari dalle autorità statunitensi per una vicenda legata al riciclaggio del denaro di cartelli della droga messicani.
Se le conseguenze delle operazioni illecite o apertamente illegali sono devastanti, paradossalmente sono ancora peggiori, se possibile, gli impatti del "normale" funzionamento di questo sistema finanziario. Uno degli esempi più vergognosi, non certo l'unico, è l'utilizzo dei derivati per scommettere sul prezzo del cibo e delle materie prime.
derivati sono contratti finanziari il cui valore deriva appunto da quello di un bene (titoli, indici, materie prime o altro) chiamato sottostante. I derivati sono nati essenzialmente come strumenti di copertura dai rischi: permettono di comprare, vendere o scambiare qualcosa in una data futura, a un prezzo prestabilito. Ho un pastificio e voglio pianificare la produzione. Tramite un derivato posso comprare il grano tra alcuni mesi a un prezzo fissato già oggi. In cambio di una commissione, la banca che me lo vende si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi.
E' la loro stessa natura a renderli strumenti particolarmente adatti alla speculazione. In pratica posso scommettere su un prezzo futuro. Oggi, per molte materie prime e altre tipologie di derivati, nel 99% dei casi non c'è la consegna del sottostante. Come dire che scommetto sul prezzo futuro del grano ma non ho nessun interesse nel grano. Non ho un pastificio né sono un produttore. Sto unicamente realizzando una scommessa speculativa sul prezzo futuro di qualcosa. Per chiarire, è come se su 100 assicurazioni automobilistiche, una servisse a tutelare i proprietari di automobili, le altre 99 a scommettere che il mio vicino di casa avrà un incidente. Scommesse che esasperano l'andamento dei prezzi, creano volatilità e instabilità. Gli impatti e i danni maggiori ricadono tanto sui piccoli produttori di grano quanto sui consumatori, che si ritrovano in balia della montagna russa dei prezzi generata dalla speculazione.
Non solo. Con una "normale" speculazione posso comprare una certa quantità di grano per 5.000 euro, sperare che il prezzo salga e rivenderlo. Al di là dei problemi di stoccaggio, devo materialmente avere i 5.000 euro. Posso invece acquistare per 100 euro un derivato che mi consente di comprare tra un mese lo stesso grano a 5.000 euro. Uso una leva finanziaria di 50 a 1, controllo 5.000 euro con 100 di investimento. Se tra un mese quel grano vale 5.100, realizzo 100 euro con 100, non con 5.000, il 100% di profitto invece del 2%. Se le cose vanno male, le perdite possono essere altrettanto ingenti.
Quando esplode la crisi finanziaria a cavallo del 2008, giganteschi capitali fuggono dai mercati finanziari "tradizionali" e tramite i derivati si riversano sulle materie prime, alimentari e non. Il prezzo dovrebbe essere determinato dall'incontro tra domanda e offerta. Investimenti puramente finanziari creano però un'ulteriore domanda "artificiale", il che spinge al rialzo il prezzo, richiamando altri investitori, ovvero un ulteriore aumento della domanda. Il fenomeno si autoalimenta, si crea una bolla finanziaria. Quando qualcuno inizia a vendere parte il percorso inverso: scoppia la bolla, panico sui mercati e prezzi che crollano.
Sia i produttori sia i consumatori si trovano in balia dell'instabilità. Nel 2008 aumenta il prezzo di tutte e 25 le principali materie prime. Un aumento all'unisono più unico che raro e a maggior ragione ingiustificabile in un periodo di crisi. Il prezzo del grano e del mais raddoppia in pochi mesi senza che si verifichi una siccità o un altro evento naturale. Un aumento così repentino non può nemmeno essere spiegato con il cambiamento di dieta dei Paesi emergenti, la crescita dei bio-combustibili o i cambiamenti climatici, tutti fenomeni di lungo periodo. E' l'ondata speculativa che determina se milioni di esseri umani saranno in grado di sfamarsi o meno.
Se possibile, c'è anche di peggio: l'instabilità e la volatilità non sono "fastidiosi" effetti collaterali, ma la base stessa del gioco. Compro un titolo per 100 euro. Se dopo un anno vale 101 euro ho realizzato una speculazione, ma il margine di profitto è bassissimo, l'1%. Se invece il titolo è in preda a fortissime oscillazioni e i prezzi sono instabili, si possono realizzare maggiori profitti. In una spirale perversa la stessa speculazione è oggi in grado di generare le oscillazioni su cui poi andrà a guadagnare: più scommesse girano su un dato titolo, più i prezzi rischiano di impazzire e più crescono le possibilità di profitti a breve, attirando nuovi squali. Le materie prime, naturalmente soggette a variabilità dei prezzi, diventano con i derivati il terreno di caccia ideale degli speculatori.
La dimensione di questi fenomeni è tale che spesso i prezzi vengono determinati da manovre speculative, non da produzione e commercio. Un ribaltamento delle funzioni paradossale per una finanza che dovrebbe essere uno strumento al servizio dell'economia. I derivati sono diventati the tail that wags the dog: la coda che scodinzola il cane.
Non solo. Acquistando un derivato sul grano non finanzio i contadini o le produzioni. Mentre centinaia di milioni di persone, in particolare nelle aree rural,i sono escluse dall'accesso al credito, somme stratosferiche inseguono profitti a breve da scommesse sul cibo, causando impatti devastanti per le fasce più deboli della popolazione. L'aspetto più incredibile è quindi che la finanza non provoca "unicamente" instabilità, crisi e squilibri, ma non riesce nemmeno a fare ciò che dovrebbe fare. Da un lato sterminati capitali sono alla continua ed esasperata ricerca di qualche sbocco di investimento. Dall'altro enormi necessità non vengono finanziate e fasce sempre più ampie della popolazione, anche da noi, si trovano escluse dai servizi finanziari. Semplificando, domanda e offerta di denaro non si incontrano. Con buona pace dell'idea dei "mercati efficienti" alla base della dottrina neoliberista che si è imposta nell'ultimo trentennio, l'attuale sistema finanziario rappresenta il più macroscopico fallimento del mercato.
Una finanza che, sia direttamente tramite speculazioni o operazioni illecite, sia indirettamente tramite il drenaggio di capitali e la crescita delle disuguaglianze, è alla base dell'instabilità e delle crisi attuali. Di fronte a un sistema politico e mediatico che continua a imporre una visione secondo la quale la finanza pubblica è il problema e quella privata la soluzione, occorre ripartire per un radicale cambiamento di rotta sia riguardo alle politiche economiche sia, più in generale, per un ribaltamento dell'immaginario della crisi che ci è viene quotidianamente raccontato.

(15 aprile 2015)
Articolo tratto dal Granello di Sabbia "Fermate il mondo: voglio scendere!" di marzo/aprile 2015, scaricabile qui.