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martedì 13 marzo 2018

La falsa eguaglianza tra moneta-merce e Fiat System




"Miti dell'inflazione: la falsa eguaglianza tra moneta-merce e Fiat System", quarto capitolo del libro "Il Complotto del Fruttivendolo" di Daniele Pace

Nell'affrontare questo argomento occorre innanzitutto fare un premessa di precisazione sull'attuale concepimento del Fiat System da parte di chi ne detiene il potere: il sistema bancario.
Nonostante il Fiat System sia basato su una struttura fiduciaria dal valore nominale, il sistema bancario continua a pensare, questo tipo di moneta in relazione all'inflazione, come se si trattasse di una moneta merce di stile medioevale, basato sul valore intrinseco, alimentando in questo modo tra gli economisti, la credenza che la moneta possa inflazionarsi in dipendenza della sua quantità. Il valore intrinseco dell'oro dei secoli passati oggi è sostituito dalla fiducia che a detta del governatore Draghi [1] reggerebbe il valore del denaro. In questo specifico la problematica è ancora diversa rispetto a quanto trattato nel capitolo precedente. [2]

Fino a poco tempo fa si poteva leggere sul sito della Banca d'Italia come in passato l'erosione del metallo prezioso nelle monete metalliche al fine di lucro incidesse sull'inflazione, diminuendo il valore di ogni singolo conio. Oggi questa errata interpretazione dell'inflazione dovuta all'erosione del metallo viene sempre meno “pubblicizzata”, tanto da essere sparita dai siti di molti istituti di credito ufficiali.
Questo esempio dell'erosione del metallo in relazione all'inflazione, molto in voga prima della crisi, tendeva certamente ad alimentare la confusione tra il valore di una valuta e l'indice dei prezzi al consumo, e a giustificare l'esistenza di un ente centrale predisposto al controllo ferreo dell'inflazione in stile Deutsche Bundesbank.

In realtà nelle ricostruzioni storiche riportate in numerosi testi, tra cui il mio La Moneta dell'Utopia, si evidenzia come la moneta nel passato fosse stata emessa nel suo valore seguendo due criteri distinti, l'uno che avesse un valore nominale, e l'altro che avesse un valore intrinseco.
La prima moneta era la numisma aristotelica, in cui il valore veniva deciso per legge e reso di molte volte superiore a quello intrinseco, in modo che non fosse il metallo a determinarlo, ma la legge dello stato.
La seconda moneta era invece la moneta-merce largamente usata quando il concetto di numisma fu dimenticato e il valore del conio era stabilito dal peso stesso del metallo. Queste furono le prime monete di concetto orientale, utilizzate in Occidente fino alle varie riforme basate sul concetto aristotelico di misura del valore, mutuato a Roma per lungo tempo ed abbandonato con la caduta dell'Impero. A questo proposito molto si è detto circa la responsabilità che ebbero gli imperatori nel diminuire il contenuto metallico delle loro moneta, ma in realtà, essendo queste di valore stabilito per legge, la diminuzione quantitativa del metallo non aveva nessun impatto sul conio, e tanto più sull'inflazione che non ha legami con la massa monetaria. Il reale problema monetario del tardo impero fu un'autentica rarefazione monetaria e non la diminuzione del metallo contenuto.

Gli economisti oggi non hanno ancora saputo dare una definizione di denaro ma solo stabilirne le caratteristiche. Le definizioni invece sono molto differenti fra loro a seconda della corrente economica di riferimento, seppur l'introduzione dell'euro avrebbe dovuto fornire indicazioni valide per definire la reale natura della moneta. Gli economisti invece sembrano bloccati su concetti che non tengono conto degli aspetti sociali e giuridici che il denaro moderno comporta, aspetti molto ben approfonditi invece dal professor Auriti dell'Università di Teramo.
L'introduzione dell'Euro, per mezzo di una legge, non ha affatto stimolato gli accademici delle facoltà di economia, chiusi nei loro principi economici influenzati dalla letteratura anglosassone che per sua natura non può, nel caso dell'economia, includere concetti sociali e giuridici in questi studi.
Così la comprensione del denaro moderno, quello che gli economisti vorrebbero capace di inflazionarsi con l'aumentare della massa monetaria, è rimasta a concetti pensati durante i regimi di Gold Standard e moneta merce, escludendo quindi la moneta convenzione stabilita per legge, la stessa legge che con un colpo di penna ha visto nascere la moneta unica. La giurisprudenza ha stabilito, ma in questo caso è più appropriato dire imposto, la moneta convenzione Euro.
La domanda da porsi è: può una convenzione inflazionarsi ?
Qual è la differenza tra la moneta numisma dell'antichità, quella aurea dei secoli seguenti, e l'odierna moneta Fiat fiduciaria, e quale la sua relazione con l'inflazione ?

Possiamo dire che la moneta numisma e la moneta Fiat moderna sono create per legge, senza nessuna relazione con il materiale che ne raffigura il simbolo, mentre la moneta-merce aurea aveva un comportamento assolutamente eguale ad una qualsiasi merce con valore fluttuante.
Mentre nella moneta numisma il metallo era solo il supporto per rappresentare il valore, come lo è la carta e il numero digitale del computer nella moderna moneta Fiat, in quella aurea il metallo era il valore intrinseco della moneta. Quindi solo questa può essere considerata come una merce, mentre le altre due sono monete stabilite nel valore dalla legge che crea una convenzione. La convenzione giuridica non può essere soggetta ad inflazione e l'errore fondamentale degli economisti, passati e odierni, è stato quello di definire la moneta come merce, così come oggi continua a discuterne il sistema bancario. Questo sia nel caso dell'inflazione che in quello del prestito ad interessi.
Ma come oramai svelato con l'introduzione del sistema Fiat, e come esposto due millenni fa da Aristotele, la moneta non può essere una merce, ma solo una convenzione da regolare per legge, la nomos aristotelica perfezionata nel pensiero da Giacinto Auriti. [3]
Ecco allora che l'errore fondamentale nell'approccio alla moneta viene ancora oggi perpetrato nell'utilizzare in primo luogo modelli economici pensati durante il Gold Standard, oggi superati da un nuovo modello monetario, e in secondo luogo dal trattare di moneta come se fosse una merce e non una convenzione sociale il cui valore e la cui creazione vengono stabilite per legge.

Il denaro non può essere una merce anche se vi sono delle somiglianze di forma. In quanto alla sostanza, ma in particolare la sua creazione, vi sono meccanismi e processi non solo diversi, ma anche appartenenti a sfere che nulla hanno a che vedere tra loro.
Le somiglianze di forma si trovano nella possibilità di scambio, nella misurazione di un valore e in un valore d'uso, ma la creazione della merce e quella del denaro seguono e nascono in processi, l'uno materiale, l'altro spirituale, tra loro non associabili.
La merce è un bene economico naturale o lavorato, scambiabile con altra merce, che ha necessità di un ciclo economico relazionato ad un tempo ed un lavoro reali di produzione e di un valore d'uso.
Anche i beni naturali hanno bisogno di tempo e di risorse. Il legno ad esempio ha bisogno della crescita dell'albero e dell'assimilazione dei nutrienti, forza lavoro ed energia naturale. Il petrolio di processi chimici e tempi geologicamente ampi. Qualsiasi bene materiale prodotto dall'uomo necessita di un ciclo produttivo egualmente ai cicli naturali della terra.
Il denaro al contrario, è scambiabile con merce e possiede un valore d'uso essendo un mezzo di scambio, ma non ha bisogno di cicli economici che impieghino tempo e lavoro in quanto esso è tempo, spirito e convenzione. Ha valore non come necessità primaria umana e non come espressione del lavoro umano, ma come espressione della convenzione sociale, che non richiede “manodopera” ma regola giuridica. Il denaro non può essere una merce in quanto manca di acquisire il valore nell'uso specifico che caratterizza un bene. Esso ha un potere d'acquisto, che è il suo valore d'uso, nella previsione temporale del suo utilizzo come mezzo di scambio e misura del valore dello scambio. Ma esso è convenzione in quanto non è l'elemento materiale a conferire valore, ma la convenzione sociale, l'accordo tra parti, oggi imposto per legge, che esso abbia quel valore. Per esistere oggi, come lo fu nei tempi della numisma, ha bisogno solo della convenzione sociale, imposta o consensuale. Carta ed inchiostro, quindi spirito e giurisprudenza. Il materiale che rappresenta il valore non ha nessuna importanza, e quindi il ciclo economico da cui deriva, quando sussiste la convenzione, tanto che oggi il denaro è rappresentato per il 90 per cento, da scritture contabili computerizzate immateriali.
Si tratta quindi di un accordo sociale di creazione di un valore nel tempo, stabile e condiviso, che abbia una funzione strumentale, creato dallo spirito umano, dalla mente creativa, per cui nascita è sufficiente la legge. Non vi è un ciclo economico, non vi è materia o lavoro.

La differenza con la merce nel processo di creazione del denaro è evidente. Questo pur avendo un uso utilitaristico nello scambio, non ha il consumo/godimento “classico” vero e proprio della merce. Una convenzione sociale imposta o consensuale, creata dalla mente e/o dalla legge non può inflazionarsi in nessun modo e il suo valore viene stabilito arbitrariamente e non secondo presunte “leggi naturali”.
Infatti il suo comportamento nella circolazione è completamente diverso da qualsiasi altra merce. [4]
L'economia moderna vorrebbe una relazione tra quantità di moneta e inflazione, apparentemente come nel caso di un'erosione del metallo, non a caso facendone prima riferimento anche nel sito della Banca d'Italia. Oggi questo riferimento è scomparso ma ne resta una sorta di traccia quando si tenta di legare la moneta convenzione moderna all'inflazione.
Un biglietto di carta o una scrittura digitale tuttavia non possono diminuire il loro valore essendo questo convenzionalmente scritto. Possono certamente acquistare meno beni rispetto al passato, ma in conseguenza dell'aumento dei prezzi e non alla diminuzione del loro valore, che resta fisso.
Questo valore fisso sarà evidenziato nel proseguo di questo lavoro con la dissertazione sull'equazione di Fisher in cui si vorrebbe dimostrare una relazione tra inflazione e massa monetaria [5]. Per il momento è sufficiente rompere il legame diretto e causale tra l'aumento della massa monetaria e inflazione che l'equazione vorrebbe dimostrare e che la convenzione imposta dallo stato già smentisce essendo essa invariabile.
Il denaro infatti in passato veniva accettato come consuetudine, definita poi come valore giuridico indotto dal professor Auriti [3], che lo stato converte in convenzione per mezzo della legge. Una volta accordato che una singola banconota, ed oggi un numero digitale, ha un determinato valore X, questo non può modificarsi perché la somma delle banconote, o dei numeri digitali, varia. Questa sarà necessariamente la somma dei valori X, che restano costanti in quanto il valore di una banconota, che resta un certificato legale a tutti gli effetti, non è variabile, così come il numero digitale del computer con il quale si eroga il credito bancario, ovvero la promessa a richiesta di liquidità nella stessa specie monetaria da parte della banca.



[1] Archivio della Banca d'Italia, La cultura della stabilità monetaria dall’Unità a oggi. Intervento di Mario Draghi, 4 aprile 2001 (http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/draghi-040411/Inaugurazione_Mostra_04_04_2001.pdf )
[2] Inflazione dei prezzi e svalutazione monetaria, pag. 14
[3] Il paese dell'utopia, Giacinto Auriti, PDF gratuito, (http://www.signoraggio.com/auriti/ilpaesedellutopia_auriti.pdf )
[4] Preesistenza di V e T nello scambio: Riserva di Valore e circolazione, pag. 64
[5] TERZA PARTE, pag 41

martedì 21 marzo 2017

IL CONIGLIO NEL CILINDRO - CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

IL CONIGLIO NEL CILINDRO
CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

Un libro per mettere ordine sull'argomento, un'analisi completa di tutti gli aspetti della creazione di moneta bancaria, da quelli contabili a quelli giuridici, e i singoli movimenti di moneta sul bilancio bancario in modo da ricostruire, con precisione, ogni iscrizione contabile sul bilancio che permette alle banche non solo di creare un loro mezzo di pagamento da utilizzare in economia, ma anche di tenerlo per avvantaggiarsi in situazioni di monopolio.





Il libro riporta i singoli articoli dei Principi Contabili Internazionali con i commenti e le spiegazioni sui loro significati, così come per il codice civile.

Il coniglio nel cilindro, nel titolo, vuole proprio descrivere una sorta di trucco da prestigiatori, con cui il sistema creditizio riesce a produrre un bene dal nulla senza nessun ciclo economico. Il processo di creazione monetaria viene descritto nell'analisi preliminare, in tutti gli elementi, dalla contiguità tra moneta legale e moneta bancaria, ai principi contabili, riportati e commentati in un lungo capitolo, passando per i pagamenti interbancari e le camere di compensazione, dove il trucco del prestigiatore agisce prima di riportare la moneta in bilancio senza distruggerla. Attenzione viene anche riservata alle operazioni “fuori bilancio”, spazio al di fuori delle regola dove transitano volumi monetari molto al di sopra di quelli presenti nei bilanci, e alle riserve passive, dove i proprietari delle banche possono riscuotere i loro dividendi.

Un libro che vuole essere di analisi ma anche di aiuto alle soluzione proposte dai vari movimenti di riforma monetaria.

Indice

PREFAZIONE
5


PRIMA PARTE
ANALISI PRELIMINARE
7

Introduzione

9
L'esistenza della moneta bancaria e i dati
14
1. Base monetaria e moneta bancaria
21
1.1 La ridefinizione di moneta e gli aggregati monetari
24
1.2 La differenza tra base monetaria e moneta bancaria
26
1.3 La moneta bancaria tra debito a vista e deposito
30
2. Il deposito bancario e il codice civile
33
3. Il bilancio bancario
38
4. Definizioni contabili nei Principi Internazionali
47
4.1 La partita doppia
48
4.2 La revisione e il controllo del bilancio
52
4.3 Le definizioni utili nei principi contabili internazionali
53
4.4 Moneta ed eliminazione contabile. Perché la banca non distrugge il denaro
61
4.5 Definizioni contabili e creazione di moneta scritturale.
Perché la banca può creare moneta
66
4.6 Definizioni contabili. Conclusioni
71
5. La creazione monetaria e il credito
73
5.1 Il moltiplicatore monetario e la rilevazione in bilancio
76
5.2 Le potenzialità del moltiplicatore monetario dei depositi
80
6. I vincoli alla creazione monetaria
85
6.1 La riserva obbligatoria di liquidità (ROB)
86
6.2 Il rischio di liquidità
91
7. I pagamenti interbancari
93
7.1 La nascita della camera di compensazione moderna
97
7.2 Il sistema di compensazione nazionale
101
7.3 TARGET 2
105
7.4 I conti PM e HAM
106
7.5 L'anticipazione infragiornaliera
107
7.6 E-MID
108
7.7 Conclusioni
109

SECONDA PARTE
IL CONIGLIO NEL CILINDRO


111

8. Il coniglio nel cilindro

113
8.1 Una pratica medievale: le fiere e la prima compensazione
114
8.2 Camera di compensazione e bilancio bancario
119
9. Le iscrizioni contabili dalla creazione al rimborso del prestito
128
9.1.1. Il cliente α chiede 100€ in prestito alla banca A
131
9.1.2. Il cliente α paga 100€ ad un fornitore, cliente β
della banca B
132
9.1.3. La compensazione di fine giornata: La banca A
paga 100€ alla banca B
134
9.1.4. La compensazione di fine giornata: La banca B
riceve 100€ dalla banca A
138
9.1.5 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A in
contanti
141
9.1.6 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A
tramite conto corrente
143
9.2 La dinamicità dei flussi interbancari nei pagamenti
145
9.2.1 Aggiustamento degli squilibri di bilancio
148
9.2.2 L'equilibrio patrimoniale con il finanziamento del prestito
153
9.2.3 Le operazioni fuori bilancio
154
10. Le Riserve
159
11. Semplificazione schematica
162
12. Tasse, fallimenti e soluzioni
167
12.1 Le banche pagano le tasse?
167
12.2 Le banche possono fallire?
169
12.3 Le soluzioni
170
13. Conclusioni
172

IL CONIGLIO NEL CILINDRO

mercoledì 4 maggio 2016

La banca presta la moneta che non ha...

L’insegnamento di Luciano Gallino sulla moneta: «Lo Stato si decida a fare in piccolo quello che le banche private fanno in grande: creare denaro dal nulla»
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Una delle radici più profonde e nascoste della crisi è la moneta/debito, come insegna Luciano Gallino (“Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti“, Einaudi, 2015). Il senso del suo insegnamento radicale e controcorrente si può sintetizzare così: la grande maggioranza della moneta che utilizziamo viene creata ex nihilo dalle banche private sotto forma di prestiti, cioè di moneta/debito. Questa è la vera causa dell’esplosione globale dei debiti privati e pubblici che soffocano l’economia.
La moneta bancaria aumenta i debiti e sottrae ricchezza all’economia reale. La moneta dovrebbe invece diventare un bene pubblico, una risorsa messa a disposizione dallo Stato per produrre ricchezza e benessere grazie alla piena occupazione e alla svolta ecologica dell’economia. E’ l’unica via d’uscita dalla crisi.

In continuità con gli studi e le lezioni sulla “moneta endogena” di economisti insigni, come John M. Keynes e Hyman Minsky e, in Italia, Augusto Graziani, Gallino spiega il malefico ingranaggio: «Una banca moderna crea denaro quando concede un credito. La credenza popolare per cui la banca presterebbe ad altri il denaro già depositato da un altro correntista è infondata». 

A sostegno della sua tesi, lo studioso cita la Banca d’Inghilterra: «Generalmente si ritiene che le banche agiscano come intermediari dando prestiti in base ai depositi dei risparmiatori. Ma è falso. Nella realtà dell’economia moderna le banche commerciali sono le vere creatrici del denaro depositato. E’ l’atto di prestare che crea i depositi.
Questo processo è il contrario della sequenza tipicamente descritta nei manuali». Il potere della democrazia e della politica ne è soverchiato. E ricorda già ai primi dell’Ottocento il presidente degli Stati uniti Thomas Jefferson affermava che «le istituzioni bancarie sono più pericolose per le nostre libertà di un esercito in armi. Il potere di emettere denaro dovrebbe essere tolto alle banche e restituito al popolo al quale propriamente appartiene».
La moneta legale, ovvero le banconote stampate dalla banca centrale, sono solo una parte minoritaria del denaro che effettivamente circola nell’economia.
Le banconote con valore legale che ritiriamo dai bancomat, valgono solo per il 5% del denaro che utilizziamo: il 95% del denaro che usiamo per le transazioni (stipendi, investimenti, acquisto casa, auto,ecc) è moneta digitale creata dalle banche.

Le banche hanno in teoria dei vincoli all’offerta di moneta/prestiti (come per esempio la riserva obbligatoria): ma in pratica creano moneta a loro piacimento grazie alla leva monetaria. Per un euro di capitale proprio hanno attività fino a 30-50 euro.
Neppure le banche centrali controllano la massa monetaria circolante: tentano di manovrare il credito grazie al tasso principale di interesse, senza riuscirci. Quando c’è il boom economico e la domanda di denaro è forte, le banche private fanno prestiti, creano denaro in eccesso; quando scoppia la bolla finanziaria, allora ritirano il denaro dall’economia e creano recessione (come avviene nell’eurozona).

La moneta bancaria è pro-ciclica e genera crisi.
Gallino ci spiega che le grandi banche, dagli anni ’80 in poi, hanno creato nuova “falsa moneta” con la loro attività finanziaria. Si sono trasformate in trader e scommettono (mettendo a rischio i soldi dei risparmiatori) in ardite operazioni speculative per ottenere profitti immediati e enormi. Grazie a società-veicolo fuori bilancio le banche internazionali organizzano un immenso sistema bancario-ombra che, a sua volta, crea un gigantesco mercato opaco di titoli finanziari esotici cosiddetti derivati, fuori dai mercati ufficiali e da ogni regola pubblica.

Il peggio è che i derivati – come i futures, le opzioni, i credit default swap – sono diventati “nudi”, ovvero sono delle pure scommesse nelle quali il valore sottostante della merce su cui poggia il valore del derivato non ha alcuna importanza per chi effettua le compravendite.
Il mercato dei derivati scambiati in questo capitalismo casinò è immenso: circa 700 triliardi (cioè migliaia di miliardi) di dollari, ovvero circa dieci volte il Pil mondiale. La moneta privata e sfuggita ad ogni controllo pubblico.

Ma l’alternativa esiste: le banche devono ritornare a rispettare vincoli precisi, i movimenti di capitale e il mercato dei derivati devono essere strettamente disciplinati. La politica deve ritrovare la sovranità sulla finanza. Nella prospettiva indicata da Gallino (e da Positivemoney.org, che Gallino richiama nel suo libro) la moneta dovrebbe essere emessa esclusivamente dallo stato e distribuita ai cittadini e alle imprese in base a decisioni di politica economica prese democraticamente da organi pubblici.
Gallino è stato l’unico grande intellettuale italiano che ha avuto il coraggio di promuovere un progetto innovativo come il fiscal money. La moneta fiscale non è che un titolo pubblico emesso dallo stato, convertibile in euro – come i Bot e i Btp -, valido per “pagare le tasse” dopo due anni, da distribuire gratuitamente (sottolineo: gratuitamente) a cittadini, imprese e amministrazioni pubbliche. La moneta fiscale emessa dallo stato diventerebbe moneta a tutti gli effetti, con valore riconosciuto: infatti il fisco costituisce larga parte (40% circa) dell’economia e un titolo con valore di sconto fiscale è accettato da tutti.
Nella sua prefazione all’eBook edito da Micromega nel 2015, “Per una moneta fiscale gratuita” ha spiegato che si «osa proporre nientemeno che, allo scopo di combattere la disoccupazione e la stagnazione produttiva in corso, lo stato si decida a fare in piccolo qualcosa che le banche private fanno da generazioni in misura immensamente più grande: creare denaro dal nulla».
La moneta fiscale ha tre caratteristiche fondamentali che la rendono alternativa alla moneta bancaria:

  1. è emessa e distribuita dallo Stato e non dalle banche private;
  2. è una moneta nazionale e non una moneta prodotta dalle banche internazionali (come l’euro);
  3. è una moneta-credito (ovvero distribuita gratuitamente) e non una moneta-debito.
Grazie a questo titolo/moneta, lo stato – disintermediando in parte le banche – potrebbe combattere l’austerità dell’euro, rilanciare i consumi, gli investimenti e l’occupazione senza aumentare il debito pubblico (grazie al moltiplicatore keynesiano). Non a caso anche Mediobanca in un suo recente report ha scritto che con la moneta fiscale il Pil crescerebbe del doppio senza squilibrare il bilancio pubblico e la bilancia commerciale.

Enrico Grazzini - http://ilmanifesto.info/

lunedì 14 marzo 2016

Woergl 1931: la moneta di popolo che vinse la finanza




Il Sindaco dal nome impronunciabile si trovava nella stessa identica situazione i cui si trovano i sindaci italiani e gli amministratori pubblici nei giorni nostri: incapaci di far ripartire l’economia locale e impossibilitati a garantire quei servizi che ogni ente locale è obbligato per legge a erogare. Qui il Sindaco, che doveva sicuramente essere uno studioso e un ammiratore dell’economista “eretico” Silvio Gesell, introdusse un mezzo di scambio locale per provare a incentivare il lavoro.
Guerra-finanziaria
La crisi planetaria ha oramai messo in ginocchio l’Europa, la morsa finanziaria miete vittime ogni giorno che passa, il cieco delirio tecnocratico non da il minimo cenno di redenzione, i sacerdoti della moneta unica sacrificano sull’altare della troika i popoli europei imponendo la dura legge dell’austerità. Le immagini che abbiamo visto in Grecia, in Spagna, in Francia e ora timidamente anche in Italia sono inequivocabili: studenti, lavoratori, professori, imprenditori, professionisti e cassaintegrati non rimangono inerti di fronte alla distruzione dello stato sociale, manifestano e chiedono lavoro, servizi essenziali e assistenza sanitaria: in poche parole reclamano il loro diritto alla sopravvivenza e al futuro.
In Italia nonostante le fandonie e le colossali bufale sulla luce che si vede in fondo al tunnel (tutti ormai sono convinti che sia quella del treno che ci viene incontro e non quella del sole) sempre più persone perdono la propria casa, il proprio lavoro, l’assistenza ai disabili, agli anziani, il servizio dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Nonostante il regime di dura repressione fiscale, i tagli alla spesa pubblica e tutte le misure da macelleria sociale portate avanti indistintamente da Mario Goldman Monti, Enrico Lecca Lecca e Matteo l’Etruriano, il debito pubblico viaggia spedito verso quota 2300 miliardi, anche grazie alle manovre finanziarie dell’altro cameriere della Goldman, Mario Draghi. La tv e la stampa di regime evitano (un po’ per palese incompetenza, un po’ per asservita riverenza) di indagare sulla fine che fanno i soldi estorti agli italiani e quelli non spesi dalle pubbliche amministrazioni.
Sembra davverp che non ci sia alcuna speranza per le comunità cittadine, lo stradominio €urocratico è in grado di controllare e mettere sotto le proprie catene l’economia, la politica, il territorio e la cultura. Quando si affrontano questioni così difficili e apparentemente irrisolvibili, l’essere umano comincia a ingegnarsi per trovare soluzioni, spesso attingendo dall’infinito bagaglio delle esperienze passate che rimane sempre a disposizione. Ad esempio, durante la grande depressione del ’29 (che secondo alcuni analisti sarà ampiamente superata dalla crisi dei giorni nostri) ci fu un piccolo centro del Tirolo austriaco che diede vita ad un esperimento singolare, egregiamente raccontato daMaurizio Blondet nel libro “Schiavi delle Banche”. Proviamo a leggerne uno stralcio:
“Nel 1931, Woergl – una cittadina del Tirolo – contava 4500 abitanti; e, fra i 2000 adulti 1500 disoccupati. Infuriava la Grande Depressione con il suo gelido corollario: la deflazione. Le aziende avevano chiuso, fallite. Il denaro non circolava; anzi era sparito, la crisi suggerendo a chi ne aveva sotto il materasso (nella deflazione i tassi d’interesse sono troppo bassi per invogliare anche i depositi bancari). Insomma l’economia era congelata. Il paesello affondava nella miseria. Il Comune era formalmente in bancarotta perché non riceveva più le imposte e i tributi locali e non era in grado di pagare i suoi impiegati.
Fu allora che il Sindaco – si introduce qui di quest’eroe qualunque: Michael Unterguggenberger – decise di battere la sua propria moneta. Era stato un sindacalista, socialdemocratico e antimarxista. Voleva aiutare i suoi disoccupati,voleva mettere dei soldi nelle tasche dei suoi cittadini, perché costoro ricominciassero a pagare le tasse. Era una moneta del tutto speciale: moneta deperibile.”
Per capirne il funzionamento continuiamo a leggere da Blondet:
“Per tenerla in corso, chi possedeva una di quelle banconote doveva apporvi ogni mese un bollo, che costava l’1% del valore facciale della moneta. Il taglio da dieci scellini (ma l’emissione comprendeva tagli da uno a cinque scellini) esigeva un bollo mensile di 0,1 scellini. Di fatto quella moneta perdeva ogni anno il 12 % del suo valore. Herr Unterguggenberger la chiamò banconota del lavoro. L’ammontare della nuova emissione era pari a 32.000 scellini dell’epoca, pari a circa 4500 dollari di allora. Una cifra ragguardevole per un piccolo paese, e infatti risultò presto in eccesso in proporzione alle necessità di Woergl. Saggiamente, il Sindaco scongiurò l’inflazione che avrebbe potuto seguire l’eccesso di emissione ritirando parte delle banconote; gradatamente, solo 1/3 delle monete deperibili rimase in circolazione.
L’emissione era coperta alla pari: una somma uguale di veri scellini era depositata dal Comune nella locale banca di risparmio. In ogni momento, ogni detentore di banconote del lavoro (moneta deperibile) avrebbe potuto presentarle all’incasso e riscuotere scellini. Ma fu stabilito che, per questa operazione, la banca avrebbe riscosso un aggio di servizio del 2%. Poiché il costo di detenzione della moneta deperibile, l’1% era solo la metà del costo del suo cambio di scellini, di fatto nessuno portò mai all’incasso la nuova moneta.
Tutti gli impiegati del Comune, compreso il Sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Gli operai che lavoravano per il locale comitato di soccorso disoccupati (ed erano impiegati dal Comune in piccole opere pubbliche) ricevevano invece integralmente il loro salario nel denaro comunale.

Woergl money

A tutta prima, i bottegai si rifiutarono di accettare quello strano surrogato di moneta, che per di più perdeva – come in un inflazione pre-programmata – ogni anno il 12 per cento del valore. Ma il sindaco, abilmente ruppe il fronte dei commercianti, convincendone alcuni ad accettare la nuova moneta, promettendo agevolazioni a chi lo faceva. Anche i riluttanti alla fine saltarono su quel treno: del resto era praticamente il solo denaro in circolazione. Presto tutti la accettarono senza esitare, per il solo fatto che chiunque altro l’accettava. Con due sole eccezioni: l’ufficio postale e la stazione ferroviaria – istituzioni dello Stato – rifiutarono le note del lavoro e continuarono pretendere scellini.
La presenza di quella moneta deperibile, che nessuno aveva interesse ad accumulare, fece rinascere vivacemente – a livello locale – la circolazione monetaria, e dunque risorgere l’economia. La gente si affrettava a spendere quei soldi, e riprese a comprare merci (uno dei danni terribili della deflazione è che ognuno ritarda gli acquisti, perché si aspetta che i prezzi calino ulteriormente domani); ci fu chi pagò in anticipo le tasse comunali, per non dovere comprare i bolli dell’1% necessari a tenere in valore la moneta (il Comune, ovviamente, accettava le sue note in pagamento dei tributi).
Era dal 1926 che il Comune non vedeva tanti introiti. Le tasse arretrate e non pagate fino all’introduzione della moneta deperibile ammontavano a 118mila scellini, ossia al quadruplo dell’emissione di banconote del lavoro. Nel primo mese della nuova emissione, già 4542 scellini erano stati pagati. Il Comune non solo poté cominciare a far fronte ai suoi creditori, ma presto occupare parte di quei 1500 disoccupati in opere pubbliche. Furono asfaltate sette strade di Woergl per un totale di 6 chilometri; migliorate le fognature; piantati nuovi alberi nelle foreste; nel 1933 era in costruzione un trampolino da sci per i turisti (Woergl è una località alpina). Le opere pubbliche attivate dalla moneta deperibile ammontarono al triplo dell’emissione, 100 mila scellini.
Persino la sola banca del paese (filiale locale della Reifesen Bank) ne ebbe vantaggio. Qui, per tutto l’anno precedente l’introduzione della banconota deperibile, i prelievi avevano superato i depositi. Ma già nell’Agosto 1932, dopo un solo mese di vita della nuova banconota, i depositi tornarono a crescere, superando i prelievi di 6591 scellini.”
Introducendo un piccolo pezzo di carta garantito dall’istituzione locale e che acquisiva valore grazie alla fiducia che ne determinava la circolazione, il Sindaco tirolese restituì alla sua Comunità l’autonomia dallo Stato centrale, a sua volta direttamente dipendente dal sistema economico internazionale al collasso. L’esperimento della moneta deperibile era anche difficile da far comprendere ma si sa, la crisi è in grado di fare miracoli. Cosa accadde al piccolo paese tirolese?
Il segreto della moneta - ebook
Un ebook per comprendere il funzionamento della moneta e la truffa del signoraggio
“Il microscopio esperimento di moneta di popolo, insomma, funzionò. Al punto che alcune città vicine, compresa Innsbruck, cominciarono a prendere in considerazione l’idea. Giornalisti, poi economisti, accorsero a visitare quella cittadina tirolese che cominciava a prosperare, unica isola nella miseria della grande depressione.
Funzionò troppo bene, il sindaco, felice, raccontò ai giornalisti quanto segue: che il 12% annuo estratto dalla bollatura delle banconote, lui, l’aveva reinvestito e speso per il bene della popolazione. E che, dato il ritmo della circolazione, ogni mese il Comune vedeva tornare nelle sue casse venti volte l’ammontare dei primi stipendi pagati con le banconote deperibili. Il 2000 per cento.
Incauta rivelazione. Forse senza nemmeno sospettarlo, Unterguggenberger rivelava due segreti vietati. L’enorme profitto che il sistema bancario estraeva dalla circolazione, e quello immenso e occulto che l’emissione monetaria regala a chi batte la moneta.
Fino a quel momento il Governo austriaco non aveva mostrato ostilità verso l’esperimento di Woergl. Fu la Banca Nazionale d’Austria – la banca privata che emette lo scellino, la moneta nazionale – a pretendere l’abolizione di quel fastidioso concorrente, quell’innocente rivelatore della frode fondamentale. A forza di legge, la moneta deperibile fu bandita nel settembre 1933, come contraria al monopolio accordato alla banca centrale.”
L’esperimento di Woergl fa subito pensare a quello nostrano di Guardiagrele, il paese della maiella abruzzese che all’inizio di questo millennio sperimentò, grazie al genio intellettivo del prof. Giacinto Auriti, il SIMEC, la moneta di popolo che in quegli anni catturò l’attenzione del Daily Express, l’Holland the Volkstra, il Tager An Zeiger, loStuttgarter Zeitung, il New York Times, il Wall Street Journal, la televisione russa, sudafricana, giapponese e quella franco-belga, nonché l’interesse dell’Università della California. Seguendo la massima del “nemo propheta in patria”, l’esperimento e l’insegnamento di Auriti non viene invece adeguatamente studiato in Italia, le “simple minds” italiche tronfie di aria e di luoghi comuni preferiscono bollarlo con la saccenza d’ordinanza come “delirio” o “esperimento fallimentare”. Questo perché i pappagalli del sistema non hanno mai compreso il segreto della moneta, che non è una merce ma il simbolo e il metro di misura del valore.
L’insegnamento più importante dell’esperimento di Woergl non è tanto quello della moneta (che è soltanto un mezzo), ma il fatto che una Comunità locale, grazie alla meritoria opera di un bravo e ispirato amministratore, abbia ritrovato fiducia in se stessa sviluppando l’energia solidale che è in grado di creare quel valore che la troika €urocratica sta distruggendo: il bene comune.
Un pezzo di carta può rimanere tale oppure trasformarsi nel simbolo della fiducia, di un patto solidale che da a tutti la possibilità di adoperarsi per la propria terra.

Twitter @francescofilini