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martedì 13 marzo 2018

La falsa eguaglianza tra moneta-merce e Fiat System




"Miti dell'inflazione: la falsa eguaglianza tra moneta-merce e Fiat System", quarto capitolo del libro "Il Complotto del Fruttivendolo" di Daniele Pace

Nell'affrontare questo argomento occorre innanzitutto fare un premessa di precisazione sull'attuale concepimento del Fiat System da parte di chi ne detiene il potere: il sistema bancario.
Nonostante il Fiat System sia basato su una struttura fiduciaria dal valore nominale, il sistema bancario continua a pensare, questo tipo di moneta in relazione all'inflazione, come se si trattasse di una moneta merce di stile medioevale, basato sul valore intrinseco, alimentando in questo modo tra gli economisti, la credenza che la moneta possa inflazionarsi in dipendenza della sua quantità. Il valore intrinseco dell'oro dei secoli passati oggi è sostituito dalla fiducia che a detta del governatore Draghi [1] reggerebbe il valore del denaro. In questo specifico la problematica è ancora diversa rispetto a quanto trattato nel capitolo precedente. [2]

Fino a poco tempo fa si poteva leggere sul sito della Banca d'Italia come in passato l'erosione del metallo prezioso nelle monete metalliche al fine di lucro incidesse sull'inflazione, diminuendo il valore di ogni singolo conio. Oggi questa errata interpretazione dell'inflazione dovuta all'erosione del metallo viene sempre meno “pubblicizzata”, tanto da essere sparita dai siti di molti istituti di credito ufficiali.
Questo esempio dell'erosione del metallo in relazione all'inflazione, molto in voga prima della crisi, tendeva certamente ad alimentare la confusione tra il valore di una valuta e l'indice dei prezzi al consumo, e a giustificare l'esistenza di un ente centrale predisposto al controllo ferreo dell'inflazione in stile Deutsche Bundesbank.

In realtà nelle ricostruzioni storiche riportate in numerosi testi, tra cui il mio La Moneta dell'Utopia, si evidenzia come la moneta nel passato fosse stata emessa nel suo valore seguendo due criteri distinti, l'uno che avesse un valore nominale, e l'altro che avesse un valore intrinseco.
La prima moneta era la numisma aristotelica, in cui il valore veniva deciso per legge e reso di molte volte superiore a quello intrinseco, in modo che non fosse il metallo a determinarlo, ma la legge dello stato.
La seconda moneta era invece la moneta-merce largamente usata quando il concetto di numisma fu dimenticato e il valore del conio era stabilito dal peso stesso del metallo. Queste furono le prime monete di concetto orientale, utilizzate in Occidente fino alle varie riforme basate sul concetto aristotelico di misura del valore, mutuato a Roma per lungo tempo ed abbandonato con la caduta dell'Impero. A questo proposito molto si è detto circa la responsabilità che ebbero gli imperatori nel diminuire il contenuto metallico delle loro moneta, ma in realtà, essendo queste di valore stabilito per legge, la diminuzione quantitativa del metallo non aveva nessun impatto sul conio, e tanto più sull'inflazione che non ha legami con la massa monetaria. Il reale problema monetario del tardo impero fu un'autentica rarefazione monetaria e non la diminuzione del metallo contenuto.

Gli economisti oggi non hanno ancora saputo dare una definizione di denaro ma solo stabilirne le caratteristiche. Le definizioni invece sono molto differenti fra loro a seconda della corrente economica di riferimento, seppur l'introduzione dell'euro avrebbe dovuto fornire indicazioni valide per definire la reale natura della moneta. Gli economisti invece sembrano bloccati su concetti che non tengono conto degli aspetti sociali e giuridici che il denaro moderno comporta, aspetti molto ben approfonditi invece dal professor Auriti dell'Università di Teramo.
L'introduzione dell'Euro, per mezzo di una legge, non ha affatto stimolato gli accademici delle facoltà di economia, chiusi nei loro principi economici influenzati dalla letteratura anglosassone che per sua natura non può, nel caso dell'economia, includere concetti sociali e giuridici in questi studi.
Così la comprensione del denaro moderno, quello che gli economisti vorrebbero capace di inflazionarsi con l'aumentare della massa monetaria, è rimasta a concetti pensati durante i regimi di Gold Standard e moneta merce, escludendo quindi la moneta convenzione stabilita per legge, la stessa legge che con un colpo di penna ha visto nascere la moneta unica. La giurisprudenza ha stabilito, ma in questo caso è più appropriato dire imposto, la moneta convenzione Euro.
La domanda da porsi è: può una convenzione inflazionarsi ?
Qual è la differenza tra la moneta numisma dell'antichità, quella aurea dei secoli seguenti, e l'odierna moneta Fiat fiduciaria, e quale la sua relazione con l'inflazione ?

Possiamo dire che la moneta numisma e la moneta Fiat moderna sono create per legge, senza nessuna relazione con il materiale che ne raffigura il simbolo, mentre la moneta-merce aurea aveva un comportamento assolutamente eguale ad una qualsiasi merce con valore fluttuante.
Mentre nella moneta numisma il metallo era solo il supporto per rappresentare il valore, come lo è la carta e il numero digitale del computer nella moderna moneta Fiat, in quella aurea il metallo era il valore intrinseco della moneta. Quindi solo questa può essere considerata come una merce, mentre le altre due sono monete stabilite nel valore dalla legge che crea una convenzione. La convenzione giuridica non può essere soggetta ad inflazione e l'errore fondamentale degli economisti, passati e odierni, è stato quello di definire la moneta come merce, così come oggi continua a discuterne il sistema bancario. Questo sia nel caso dell'inflazione che in quello del prestito ad interessi.
Ma come oramai svelato con l'introduzione del sistema Fiat, e come esposto due millenni fa da Aristotele, la moneta non può essere una merce, ma solo una convenzione da regolare per legge, la nomos aristotelica perfezionata nel pensiero da Giacinto Auriti. [3]
Ecco allora che l'errore fondamentale nell'approccio alla moneta viene ancora oggi perpetrato nell'utilizzare in primo luogo modelli economici pensati durante il Gold Standard, oggi superati da un nuovo modello monetario, e in secondo luogo dal trattare di moneta come se fosse una merce e non una convenzione sociale il cui valore e la cui creazione vengono stabilite per legge.

Il denaro non può essere una merce anche se vi sono delle somiglianze di forma. In quanto alla sostanza, ma in particolare la sua creazione, vi sono meccanismi e processi non solo diversi, ma anche appartenenti a sfere che nulla hanno a che vedere tra loro.
Le somiglianze di forma si trovano nella possibilità di scambio, nella misurazione di un valore e in un valore d'uso, ma la creazione della merce e quella del denaro seguono e nascono in processi, l'uno materiale, l'altro spirituale, tra loro non associabili.
La merce è un bene economico naturale o lavorato, scambiabile con altra merce, che ha necessità di un ciclo economico relazionato ad un tempo ed un lavoro reali di produzione e di un valore d'uso.
Anche i beni naturali hanno bisogno di tempo e di risorse. Il legno ad esempio ha bisogno della crescita dell'albero e dell'assimilazione dei nutrienti, forza lavoro ed energia naturale. Il petrolio di processi chimici e tempi geologicamente ampi. Qualsiasi bene materiale prodotto dall'uomo necessita di un ciclo produttivo egualmente ai cicli naturali della terra.
Il denaro al contrario, è scambiabile con merce e possiede un valore d'uso essendo un mezzo di scambio, ma non ha bisogno di cicli economici che impieghino tempo e lavoro in quanto esso è tempo, spirito e convenzione. Ha valore non come necessità primaria umana e non come espressione del lavoro umano, ma come espressione della convenzione sociale, che non richiede “manodopera” ma regola giuridica. Il denaro non può essere una merce in quanto manca di acquisire il valore nell'uso specifico che caratterizza un bene. Esso ha un potere d'acquisto, che è il suo valore d'uso, nella previsione temporale del suo utilizzo come mezzo di scambio e misura del valore dello scambio. Ma esso è convenzione in quanto non è l'elemento materiale a conferire valore, ma la convenzione sociale, l'accordo tra parti, oggi imposto per legge, che esso abbia quel valore. Per esistere oggi, come lo fu nei tempi della numisma, ha bisogno solo della convenzione sociale, imposta o consensuale. Carta ed inchiostro, quindi spirito e giurisprudenza. Il materiale che rappresenta il valore non ha nessuna importanza, e quindi il ciclo economico da cui deriva, quando sussiste la convenzione, tanto che oggi il denaro è rappresentato per il 90 per cento, da scritture contabili computerizzate immateriali.
Si tratta quindi di un accordo sociale di creazione di un valore nel tempo, stabile e condiviso, che abbia una funzione strumentale, creato dallo spirito umano, dalla mente creativa, per cui nascita è sufficiente la legge. Non vi è un ciclo economico, non vi è materia o lavoro.

La differenza con la merce nel processo di creazione del denaro è evidente. Questo pur avendo un uso utilitaristico nello scambio, non ha il consumo/godimento “classico” vero e proprio della merce. Una convenzione sociale imposta o consensuale, creata dalla mente e/o dalla legge non può inflazionarsi in nessun modo e il suo valore viene stabilito arbitrariamente e non secondo presunte “leggi naturali”.
Infatti il suo comportamento nella circolazione è completamente diverso da qualsiasi altra merce. [4]
L'economia moderna vorrebbe una relazione tra quantità di moneta e inflazione, apparentemente come nel caso di un'erosione del metallo, non a caso facendone prima riferimento anche nel sito della Banca d'Italia. Oggi questo riferimento è scomparso ma ne resta una sorta di traccia quando si tenta di legare la moneta convenzione moderna all'inflazione.
Un biglietto di carta o una scrittura digitale tuttavia non possono diminuire il loro valore essendo questo convenzionalmente scritto. Possono certamente acquistare meno beni rispetto al passato, ma in conseguenza dell'aumento dei prezzi e non alla diminuzione del loro valore, che resta fisso.
Questo valore fisso sarà evidenziato nel proseguo di questo lavoro con la dissertazione sull'equazione di Fisher in cui si vorrebbe dimostrare una relazione tra inflazione e massa monetaria [5]. Per il momento è sufficiente rompere il legame diretto e causale tra l'aumento della massa monetaria e inflazione che l'equazione vorrebbe dimostrare e che la convenzione imposta dallo stato già smentisce essendo essa invariabile.
Il denaro infatti in passato veniva accettato come consuetudine, definita poi come valore giuridico indotto dal professor Auriti [3], che lo stato converte in convenzione per mezzo della legge. Una volta accordato che una singola banconota, ed oggi un numero digitale, ha un determinato valore X, questo non può modificarsi perché la somma delle banconote, o dei numeri digitali, varia. Questa sarà necessariamente la somma dei valori X, che restano costanti in quanto il valore di una banconota, che resta un certificato legale a tutti gli effetti, non è variabile, così come il numero digitale del computer con il quale si eroga il credito bancario, ovvero la promessa a richiesta di liquidità nella stessa specie monetaria da parte della banca.



[1] Archivio della Banca d'Italia, La cultura della stabilità monetaria dall’Unità a oggi. Intervento di Mario Draghi, 4 aprile 2001 (http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2011/draghi-040411/Inaugurazione_Mostra_04_04_2001.pdf )
[2] Inflazione dei prezzi e svalutazione monetaria, pag. 14
[3] Il paese dell'utopia, Giacinto Auriti, PDF gratuito, (http://www.signoraggio.com/auriti/ilpaesedellutopia_auriti.pdf )
[4] Preesistenza di V e T nello scambio: Riserva di Valore e circolazione, pag. 64
[5] TERZA PARTE, pag 41

martedì 21 marzo 2017

IL CONIGLIO NEL CILINDRO - CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

IL CONIGLIO NEL CILINDRO
CONTABILITA' BANCARIA E CREAZIONE MONETARIA

Un libro per mettere ordine sull'argomento, un'analisi completa di tutti gli aspetti della creazione di moneta bancaria, da quelli contabili a quelli giuridici, e i singoli movimenti di moneta sul bilancio bancario in modo da ricostruire, con precisione, ogni iscrizione contabile sul bilancio che permette alle banche non solo di creare un loro mezzo di pagamento da utilizzare in economia, ma anche di tenerlo per avvantaggiarsi in situazioni di monopolio.





Il libro riporta i singoli articoli dei Principi Contabili Internazionali con i commenti e le spiegazioni sui loro significati, così come per il codice civile.

Il coniglio nel cilindro, nel titolo, vuole proprio descrivere una sorta di trucco da prestigiatori, con cui il sistema creditizio riesce a produrre un bene dal nulla senza nessun ciclo economico. Il processo di creazione monetaria viene descritto nell'analisi preliminare, in tutti gli elementi, dalla contiguità tra moneta legale e moneta bancaria, ai principi contabili, riportati e commentati in un lungo capitolo, passando per i pagamenti interbancari e le camere di compensazione, dove il trucco del prestigiatore agisce prima di riportare la moneta in bilancio senza distruggerla. Attenzione viene anche riservata alle operazioni “fuori bilancio”, spazio al di fuori delle regola dove transitano volumi monetari molto al di sopra di quelli presenti nei bilanci, e alle riserve passive, dove i proprietari delle banche possono riscuotere i loro dividendi.

Un libro che vuole essere di analisi ma anche di aiuto alle soluzione proposte dai vari movimenti di riforma monetaria.

Indice

PREFAZIONE
5


PRIMA PARTE
ANALISI PRELIMINARE
7

Introduzione

9
L'esistenza della moneta bancaria e i dati
14
1. Base monetaria e moneta bancaria
21
1.1 La ridefinizione di moneta e gli aggregati monetari
24
1.2 La differenza tra base monetaria e moneta bancaria
26
1.3 La moneta bancaria tra debito a vista e deposito
30
2. Il deposito bancario e il codice civile
33
3. Il bilancio bancario
38
4. Definizioni contabili nei Principi Internazionali
47
4.1 La partita doppia
48
4.2 La revisione e il controllo del bilancio
52
4.3 Le definizioni utili nei principi contabili internazionali
53
4.4 Moneta ed eliminazione contabile. Perché la banca non distrugge il denaro
61
4.5 Definizioni contabili e creazione di moneta scritturale.
Perché la banca può creare moneta
66
4.6 Definizioni contabili. Conclusioni
71
5. La creazione monetaria e il credito
73
5.1 Il moltiplicatore monetario e la rilevazione in bilancio
76
5.2 Le potenzialità del moltiplicatore monetario dei depositi
80
6. I vincoli alla creazione monetaria
85
6.1 La riserva obbligatoria di liquidità (ROB)
86
6.2 Il rischio di liquidità
91
7. I pagamenti interbancari
93
7.1 La nascita della camera di compensazione moderna
97
7.2 Il sistema di compensazione nazionale
101
7.3 TARGET 2
105
7.4 I conti PM e HAM
106
7.5 L'anticipazione infragiornaliera
107
7.6 E-MID
108
7.7 Conclusioni
109

SECONDA PARTE
IL CONIGLIO NEL CILINDRO


111

8. Il coniglio nel cilindro

113
8.1 Una pratica medievale: le fiere e la prima compensazione
114
8.2 Camera di compensazione e bilancio bancario
119
9. Le iscrizioni contabili dalla creazione al rimborso del prestito
128
9.1.1. Il cliente α chiede 100€ in prestito alla banca A
131
9.1.2. Il cliente α paga 100€ ad un fornitore, cliente β
della banca B
132
9.1.3. La compensazione di fine giornata: La banca A
paga 100€ alla banca B
134
9.1.4. La compensazione di fine giornata: La banca B
riceve 100€ dalla banca A
138
9.1.5 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A in
contanti
141
9.1.6 Il cliente α restituisce il prestito di 100€ alla banca A
tramite conto corrente
143
9.2 La dinamicità dei flussi interbancari nei pagamenti
145
9.2.1 Aggiustamento degli squilibri di bilancio
148
9.2.2 L'equilibrio patrimoniale con il finanziamento del prestito
153
9.2.3 Le operazioni fuori bilancio
154
10. Le Riserve
159
11. Semplificazione schematica
162
12. Tasse, fallimenti e soluzioni
167
12.1 Le banche pagano le tasse?
167
12.2 Le banche possono fallire?
169
12.3 Le soluzioni
170
13. Conclusioni
172

IL CONIGLIO NEL CILINDRO

lunedì 19 dicembre 2016

RAGGI, FAI QUALCOSA DI GRILLINO: MONETA LOCALE SUBITO


È sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica, in questi giorni, la vicenda che vede coinvolta la sindaca Raggi come sostenitrice del capo del personale capitolino Marra. La via d’uscita è la moneta locale


Di Daniele Pace
Al di là di ogni giudizio politico sulla vicenda Marra, finora la giunta a 5 stelle della capitale non ha ancora lasciato nessun segno tangibile della sua governance. La sindaca Raggi rivendica il suo operato in alcuni settori, come la revisione degli alloggi del comune e qualche risparmio qua e là, in un bilancio gravemente disastrato dalle giunte precedenti, di destra o di sinistra.
Ma per questo sarebbe bastato un semplice contabile, e in realtà dal movimento ci si attendevano ben altri provvedimenti, in particolare dopo le dichiarazioni in campagna elettorale concernenti le monete complementari.
Ci si aspettava, dalla giunta di un movimento che non si presenta come una semplice alternativa politica, ma come un futuro nuovo e realmente innovatore, degli atti di coraggio e cambiamento, se non anche rivoluzionari, rispetto alla stagnante politica della casta, sempre pronta a difendere gli interessi finanziari, cambiando tutto per non cambiare niente.
Di quell’atto di coraggio, quella grande innovazione, la rivoluzione monetaria romana, in realtà non si è più sentito parlare, mentre sarebbe servito, non solo a Roma, ma all’Italia tutta, un grande esempio di economia alternativa. Roma poteva essere la prima grande metropoli al mondo, ad avere una moneta locale ufficiale e gestita dal comune, a favore di tutti i cittadini e le aziende. E chi, se non il M5S, poteva essere il promotore migliore di una simile iniziativa, per garantire anche un futuro politico nella capitale al movimento. Sì, perché la scelta politica di una moneta locale, in apparenza azzardata, avrebbe in realtà garantito un futuro alla capitale e alla giunta stessa, grazie a 5 anni di governance, più che sufficienti, alla popolazione, a comprendere il significato e la portata di questa scelta. Perché la moneta locale è una scelta visibile, vincente e soprattutto istruttiva di quelli che sono le reali necessità di cambiamento e riforma necessari alle nazioni. La prima spallata ad un sistema finanziario e bancario obsoleto, medioevale, che di frena le innovazioni e il futuro, in un mondo il cui progresso non viene supportato dalla moneta pubblica, ma piuttosto frenato da quella privata. È come avere un Ferrari e farlo trainare da un mulo.
Ma oggi più che mai, la sindaca e la giunta, sono ancora in tempo per rivoluzionare l’Italia con l’esempio di una moneta locale romana gestita dal comune. Oggi, nel momento più basso della giunta a 5 stelle, non serve un contabile che gestisca il bilancio capitolino (certamente importante e da tenere in ordine), ma un gesto innovativo e coraggioso, un segno dell’impronta del movimento sulla politica italiana. Un’iniziativa nemmeno azzardata, visto che le monete locali complementari sono già, da decenni, sperimentate, strutturate e perfettamente funzionanti. Non c’è nemmeno da inventare qualcosa di nuovo, a parte il nome, visto che in questo campo ormai è stato tutto già progettato ed applicato. L’innovazione tecnologica ha portato le monete complementari locali a poter essere utilizzate anche attraverso le app sui telefonini. Le aziende sono pienamente coinvolte e possono utilizzare le camere di compensazione per ottenere molti vantaggi economici da riversare poi localmente.
Da un punto di vista burocratico, contabile e fiscale, è già tutto pronto. Basta guardare l’intervista a Paolo Tintori, portavoce e presidente di Rete di Mutuo credito, per comprendere come, da un punto di vista legale, non vi sia alcun ostacolo al coinvolgimento di comuni, aziende e cittadini, in una moneta complementare che possa dare maggior respiro all’economia locale, e una forte scossa ideologica alla nazione. E trattandosi di Roma, una delle maggiori capitali europee, l’esempio sarebbe osservato anche a livello internazionale.
Sappiamo già come contabilizzare e registrare fiscalmente le monete locali, sia per le aziende che per i comuni. Rete di Mutuo credito ha già più volte incontrato Guardia di FinanzaAgenzia delle Entrate e Camere di Commercio, delineando il funzionamento delle monete e ottenendo tutti pareri favorevoli. Se vi fosse ancora qualche dubbio, basti pensare all’ingresso delle banche, che sinceramente deploro, nella piattaforma Sardex. Ingresso da condannare, ma che dimostra però, qualora ve ne fosse ancora bisogno, l’assoluta legalità e fattibilità di una moneta locale su grande scala.
Roma potrebbe essere l’apripista per una moneta complementare nazionale, e anche un rilancio per una giunta uscita moralmente con le ossa rotte dalla vicenda Marra. Roma potrebbe rifare la storia d’Italia, se volesse. La sindaca Raggi si guardi bene l’intervista a Paolo Tintori qui sotto, chiami lui e il suo staff a lavorare per il Comune. Tutto è pronto per l’appuntamento con la storia, manca solo la volontà politica, quella volontà politica che ci si attende dal M5S per andare a questo appuntamento.
Daniele Pace, autore de La Moneta dell’Utopia

mercoledì 10 febbraio 2016

MINISTRO DEL TESORO EUROPEO: I BANCHIERI CI RIPROVANO


Di Daniele Pace

I due governatori delle banche centrali tedesca e francese, hanno redatto un documento, passato del tutto inosservato ai media, per spingere verso un Ministero del Tesoro Unico per la zona euro con un consiglio di bilancio indipendente. Tra i mezzi di informazione, solo Repubblica ha pubblicato il testo e la notizia, naturalmente con commenti positivi da parte di Eugenio Scalfari che si è dichiarato anche sorpreso di questo silenzio mediatico attorno alla questione. Una dichiarazione, quella dell'ex direttore, del tutto inappropriata, visto che fino ad oggi le grandi decisioni in tema monetario sono state sempre occultate ai cittadini, fin da quando una Banca d'Inghilterra privata conquistava il parlamento inglese con i suoi parlamentari del partito Whig nel Settecento e Ottocento.

Ma forse, la nuova strategia del potere bancario ormai imperante, non ha più bisogno di celarsi e può discutere di come depauperizzare il popolo anche sui giornali. E comunque, l'unico a dare la notizia, Eugenio Scalfari, non solo loda l'iniziativa dei due banchieri, ma fornisce quel velo di mistero sul silenzio degli “altri” come ad esaltare ancor di più l'iniziativa dei due banchieri.
La risposta di Scalfari, e dei due banchieri, ai problemi europei, lavoro, disoccupazione, demografia, è quella di allontanare ancora di più il centro decisionale e politico dalla realtà sociale, con un super Tesoro, magari piazzato al centro dell'Europa con a capo un ministro che dovrà decidere le sorti di Pantelleria come quelle una qualsiasi altra area del continente a livello macroeconomico.

Una politica economica vecchia di tre secoli, la classica dei mercantilisti inglesi che analizzavano la “ricchezza della nazione”, dimenticando il benessere del cittadino. Poco importa se la “ricchezza della nazione” comporterà il sacrificio dei suoi abitanti, come successe nell'Inghilterra descritta da Dickens. La “ricchezza della nazione” infatti, oggi come allora, era un insieme di teorie e di numeri su importazioni ed esportazioni, produzione e profitti, per i grandi mercanti e banchieri monopolisti che avrebbero poi dovuto far cadere la ricchezza dall'alto, ma che produsse l'effetto contrario, creando l'economia che conosciamo oggi.

Un'economia che non aveva nessuno spirito sociale, ridotta a sterili numeri e teorie macro, senza riguardo per gli individui, ma che difendeva la Banca d'Inghilterra che accentrava il potere monetario della nazione, attraverso i voti dei suoi azionisti eletti in parlamento.
Oggi i banchieri ci riprovano, con i soliti argomenti. Per combattere la disoccupazione l'unica soluzione è concentrare ancora di più il potere in un solo ministero, ancor più distante e distaccato dai cittadini, lontano. Per le riforma strutturali meglio avere un ministero unico e così via.

La realtà è nel documento firmato dai due banchieri, “condivisione della sovranità = condivisione dei rischi”, che tradotto in parole semplici diventerà “garanzia per i grandi creditori (le banche) di veder ripagati i debiti”. Non a caso nello stesso documento si chiede un rafforzamento delle regole e il completamento dell'unione bancaria europea.

I due banchieri chiedono dunque garanzie sul debito sovrano. (“in questo sistema di maggiore responsabilità individuale, dovremmo assicurarci anche che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni debitorie degli Stati, venga tenuto in considerazione da tutti gli operatori, non foss'altro che per ridurre la vulnerabilità delle banche in caso di turbolenze che interessano il debito sovrano[1].)

Essi vogliono assicurarsi il pagamento dei debiti e il coinvolgimento dei privati nell'erogazione di nuovi prestiti agli stati. Privati che non possono essere altro che banchieri, gli unici in grado di operare sui debiti sovrani. (“Inoltre, sarebbe necessario esaminare come coinvolgere meglio gli investitori privati nei piani di salvataggio previsti nel quadro del Meccanismo europeo di stabilità, e come concepire un processo di ristrutturazione del debito sovrano”.[1])

Questo documento è la dichiarazione di intenti per i futuro prossimo, già annunciata da Draghi, a cui i due governatori hanno dato un'ideologia, quella del superministro per risolvere i superproblemi europei, contro qualsiasi rinazionalizzazione. Infatti, con la scusa di combattere le tendenze nazionaliste scatenate dalla dittatura europea, i banchieri sono del parere che il futuro dell'Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi”[1], spingendo per un modello che, dietro false promesse, sta trasformando il continente in una proprietà privata delle lobby.
Sicuramente il documento avrà un seguito teorico, come previsto da numerosi ad attenti ricercatori, per arrivare ad una nuova forma legislativa di attuazione della volontà dei banchieri.

NOTE

[1] Il documento completo dei governatori tedesco e francese:

Un'unica autorità per governare l'euro 

di JENS WEIDMANN e FRANCOIS VILLEROY DE GALHAU *

OGGI l’Europa si trova a un bivio. La crisi del debito non è del tutto terminata, e in molti Stati membri la disoccupazione rimane elevata. L’ascesa del terrorismo e l’ingente afflusso di profughi sono dei problemi che non potranno rimanere senza risposta. In Francia come in Germania, qualcuno può avere la percezione che la solidarietà europea, su questi due punti, sia carente. Altri arrivano addirittura a rimettere in discussione il progetto europeo, e le tendenze nazionaliste in diversi Stati membri si stanno accentuando. Tuttavia, come cittadini europei impegnati, noi siamo del parere che il futuro dell'Europa non possa poggiare su una rinazionalizzazione, ma al contrario debba passare attraverso un rafforzamento delle sue basi. Gli europei condividono valori forti, un modello sociale equo e una moneta solida. È questo il patrimonio su cui dobbiamo costruire. 

Premesso ciò, va detto che la crisi del debito sovrano ha scosso la fiducia nell'Unione economica e monetaria europea. Malgrado le differenti misure in atto per migliorare la stabilità della moneta unica, il quadro strutturale presenta insufficienze gravi. Non solo: la zona euro patisce la debolezza della crescita economica. Se è vero che la politica monetaria ha apportato sostegno all'economia della zona euro, è vero anche che non è in grado di generare una crescita duratura, dunque non costituisce l'argomento principale di questo editoriale. Sono necessare altre politiche economiche. Per rafforzare la prosperità e la stabilità della zona euro è necessario erigere tre pilastri economici: programmi di riforme strutturali nazionali portati avanti con determinazione, un'unione ambiziosa di finanziamenti e investimenti e una gestione migliore dell'economia.

Il fardello demografico. Programmi di riforme strutturali condotti con determinazione sono essenziali per rafforzare crescita e occupazione. Cominciamo dalla Francia: il funzionamento del mercato del lavoro necessita di miglioramenti e va affrontato il dualismo fra contratti a tempo determinato e indeterminato; al di là del credito di imposta per competitività e occupazione, sono necessarie altre misure per ridurre il costo degli impieghi non qualificati; il sistema di istruzione e formazione va riorganizzato per creare vie d'accesso al lavoro per i giovani, la promozione dell'apprendistato potrebbe rappresentare la via migliore. Sui mercati di beni e servizi, la concorrenza va rafforzata sopprimendo le barriere in entrata e in uscita, in particolare nei servizi. Sul debito pubblico, si dovrebbero proseguire gli sforzi intrapresi per raggiungere livelli più sostenibili: la disciplina di bilancio va rafforzata con una gestione più rigorosa delle spese.

Anche la Germania, a dispetto della situazione economica più favorevole, deve proseguire sulla strada delle riforme: le tendenze demografiche dovrebbero comportare una diminuzione della popolazione attiva, e l'afflusso di rifugiati a cui assistiamo non cambierà le cose in modo significativo. Il risultato sarà un rallentamento della crescita nel lungo periodo. 

Due sono le leve principali per agire: innalzare l'età di pensionamento, per allinearla all'aspettativa di vita, e accrescere il tasso di attività, in particolare incoraggiando più donne a prendere parte al mercato del lavoro. I servizi per l'infanzia e i servizi educativi vanno migliorati e sviluppati. Il sistema fiscale e di ridistribuzione tedesco può essere modificato per stimolare la ricerca di un impiego retribuito. È necessario varare misure decise per garantire ai rifugiati che resteranno nel Paese le conoscenze linguistiche e le competenze professionali necessarie per trovare lavoro. Inoltre, gli ostacoli all'aumento della produttività potrebbero essere eliminati riducendo le barriere in entrata, per esempio con la liberalizzazione e la deregolamentazione delle professioni, o con la rimozione dei vincoli alla creazione di un'impresa.

Un'insufficiente mobilizzazione del risparmio.
Oltre a riforme strutturali su scala nazionale, sono necessarie misure a livello europeo per rafforzare la crescita. La soppressione delle barriere esistenti alla creazione di un mercato comune nei servizi e nel digitale consentirebbe di moltiplicare i benefici prodotti dall'integrazione dei mercati dei beni.

La seconda tappa importante sulla strada del rafforzamento della zona euro riguarda l'implementazione di un programma ambizioso di "unione dei finanziamenti e degli investimenti". Infatti, una delle sfide principali riguarda il paradosso di un risparmio abbondante che non viene sufficientemente mobilizzato per investimenti produttivi. L'Europa può fare di più per colmare il divario, l'emissione di azioni sembra l'evoluzione più promettente. In Europa il peso dell'emissione di azioni fra gli strumenti di finanziamento delle imprese è la metà che negli Stati Uniti, mentre il finanziamento attraverso il debito è il doppio. Questo è un problema, perché il finanziamento attraverso l'emissione di azioni è il modo migliore per condividere i rischi e le opportunità, e per sostenere l'innovazione. Per esempio, il mercato borsistico americano, caratterizzato da una forte integrazione, è in grado di ammortizzare il 40% di uno shock economico che interessa un singolo Stato, perché i guadagni e le perdite delle imprese vengono distribuiti fra i proprietari sull'insieme del territorio.

Condivisione di sovranità. Nella zona euro, questa forma di condivisione dei rischi è quasi inesistente. Avvicinarsi ai livelli Usa consentirebbe di diventare un'unione monetaria più solida. Il progetto della Commissione europea di creare una "unione dei mercati dei capitali" offre risposta ad alcuni problemi. Prese singolarmente, iniziative come "l'unione dei mercati dei capitali", il piano Juncker per gli investimenti e il completamento dell'unione bancaria (una volta soddisfatte le condizioni preliminari) non sarebbero realmente significative, mentre sotto una forma più razionalizzata e ribattezzata "unione dei finanziamenti e degli investimenti" riuscirebbero, collettivamente, a canalizzare meglio il risparmio verso investimenti produttivi.

Infine, sulla politica economica e di bilancio, è necessario rafforzare la governance della zona euro. L'asimmetria fra sovranità nazionale e solidarietà comune costituisce una minaccia per la stabilità della nostra unione monetaria. Sfortunatamente, il quadro di coordinamento che era stato istituito come meccanismo di salvaguardia non è bastato a evitare il deterioramento delle finanze pubbliche e l'accumulo di squilibri economici, come ha dimostrato in particolare la crisi greca. Ci troviamo a un bivio e la domanda a cui rispondere ora è: come uscire da questa situazione subottimale? Una maggiore integrazione appare la soluzione più semplice per ripristinare la fiducia nell'euro, perché favorirebbe strategie comuni su finanze pubbliche e riforme e, di conseguenza, favorirebbe la crescita. A tal fine, sarebbe necessario che gli Stati membri della zona euro acconsentissero a una condivisione della sovranità e dei poteri a livello europeo, cosa che comporterebbe una più grande responsabilità democratica.

In questo nuovo contesto, la zona euro poggerebbe su una base istituzionale più solida, che dovrebbe fondarsi sull'idea centrale dell'integrazione monetaria europea, quella per cui l'Unione economica e monetaria apporta stabilità e crescita. Concepire il nuovo quadro è un compito che spetta ai leader politici, ma potrebbero partire, per esempio, dai seguenti elementi: un'amministrazione europea efficace e meno frammentata per costruire un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento. Queste nuove istituzioni consentirebbero di ristabilire l'equilibrio fra responsabilità e controllo.

Responsabilità e controllo. Tuttavia, se i governi e i Parlamenti della zona euro dovessero tirarsi indietro sulle implicazioni politiche di un'Unione vera e propria, l'unica opzione rimarrebbe un approccio decentralizzato fondato sulla responsabilità individuale e su regole più stringenti. In questo scenario, le regole di bilancio, già rafforzate, con il fiscal compact e il semestre europeo, dovrebbero essere completate. In questo sistema di maggiore responsabilità individuale, dovremmo assicurarci anche che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni debitorie degli Stati, venga tenuto in considerazione da tutti gli operatori, non foss'altro che per ridurre la vulnerabilità delle banche in caso di turbolenze che interessano il debito sovrano.


Inoltre, sarebbe necessario esaminare come coinvolgere meglio gli investitori privati nei piani di salvataggio previsti nel quadro del Meccanismo europeo di stabilità, e come concepire un processo di ristrutturazione del debito sovranoche non metta a rischio la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso. Andare in questa direzione consentirebbe di conservare la sovranità nazionale in seno alla zona euro, con un livello di solidarietà conseguentemente più basso. È questa l'altra opzione nella direzione di un riequilibrio fra responsabilità e controllo.


* Jens Weidmann è presidente della Bundesbank, François Villeroy de Galhau è governatore della Banca di Francia
(Traduzione di Fabio Galimberti)