venerdì 7 novembre 2014

Economisti "fuori dalla realtà" - il caso Bagnai

del prof.  Giovanni Zibordi


"... la logica sottostante alla svalutazione argentina di fine 2001, o a quella italiana di fine 1992, è esattamente identica: cambiano solo i numeri. In entrambi i casi il cambio nominale si svalutò di quanto era necessario per recuperare il differenziale di inflazione cumulato rispetto al paese "core", secondo il modello economico detto della parità relativa del potere d'acquisto, il quale stabilisce appunto che il cambio nominale tende a "recuperare" quello che il differenziale di inflazione ha fatto perdere al paese "satellite" rispetto al paese "nucleo". Vi faccio un esempio.

Nel 1992 l'Italia aveva mantenuto il cambio sostanzialmente fisso rispetto al marco tedesco per i cinque anni precedenti (il cosiddetto Sme credibile).
Nello stesso periodo aveva avuto in media 4 punti di inflazione in più della Germania. Siccome 5x4=20, il cambio nominale dovette svalutarsi del 20% per rendere i prodotti italiani nuovamente competitivi(cioè: la valuta si deprezzò più o meno esattamente di quanto si erano complessivamente "apprezzati" i prodotti italiani rispetto a quelli tedeschi, ovvero di circa il 20%, cioè del 4% all'anno per 5 anni. Ai fini matematici e astrofili dilettanti segnalo che sto facendo un calcolo approssimativo e ne sono consapevole: il 4% all'anno per 5 anni non dà il 20% ma il 21.6%)..
(leggi il resto qui...
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( ed ora veniamo a noi )
Il prof. Bagnai cita il solito esempio dell'Argentina, quello dell'Italia del 1992 e papers di professori di Harvard e simili con questa teoria (che rappresenta la scienza...) e garantisce che anche oggi, nel 2014, se si tornasse alla lira funzionerà così e avremo un bel -20%, ma non di più verso marco/euro, che è proprio quello che prescrive il dottore, per risollevare l'export e ridurre l'import (la dose giusta di svalutazione, senza esagerare...)

Chiunque abbia osservato i cambi invece su questa teoria ci ride un poco sopra, perchè di fatto il mercato finanziario ora funziona al contrario e anche per dieci anni di fila: si comprano le valute che hanno interessi più alti e ovviamente sono anche quelle dei paesi che hanno inflazione più alta (salvo i casi di sfacelo come l'Argentina...).

Due esempi macroscopici.

L'euro ad esempio dal 1999-2000 è salito del 40% e rotti contro lo Yen e questo secondo la teoria doveva riflettere un inflazione più bassa in Europa che in Giappne. Anche i bambini dell'asilo sanno che in Giappone l'inflazione era NEGATIVA, in media un -0.3% circa per cui il differenziale di inflazione cumulato era di circa 20 punti a favore del Giappone e l'Euro avrebbe dovuto svalutarsi secondo Bagnai e la "scienza" economica del -20% Invece si è rivalutato del 40%. (vedi grafico in fondo)

Secondo esempio. L'euro contro la Sterlina dal 1999-2000 è salito del 40% e rotti fino al 2008 e questo secondo la teoria doveva riflettere un inflazione più bassa in Europa che in Inghilterra, ma....se guardi la tabella Eurostat sotto il differenziale di inflazione cumulato era di 3-4 punti a favore degli inglesi, ergo l'Euro avrebbe dovuto svalutarsi secondo Bagnai e la "scienza" economica.... invece si è rivalutato del 40%. Il colmo è che negli ultimi 4 anni gli inglesi grazie al QE hanno avuto inflazione vicino al 4% mentre nell'eurozona è scesa sotto l'1% e.... la sterlina è SALITA!!!! (vedi grafici in fondo )

Non sto a infierire con altri esempi, ma l'articolo di Bagnai è pieno di riferimenti ai "modelli degli economisti", che gli operatori di mercato seguirebbero nella pratica... della serie vivo fuori dalla realtà economica, ma lo compenso con l'arroganza...

[ovviamente il discorso è più complicato, nel lungo-lungo-lungo periodo i cambi riflettono in buona parte il differenziale cumulato di inflazione, ma sempre di meno, perchè negli ultimi 20 anni il mercato dei cambi è aumentato di 300 volte di dimensione, muove trillioni al giorno e per il 97% è fatto di transazioni speculative e per il 3% circa di transazioni commerciali. Di conseguenza da circa 20 anni i cambi riflettono più che altro i "carry trade" dei grandi fondi e quindi i differenziali positivi di interesse che riflettono a loro volta l'inflazione per cui il meccanismo funziona esattamente al contrario di quello che dice la "SCIENZA" dei professori.. ]

Il succo qual'è ? Oggi il mercato finanziario è Gozilla, è talmente colossale che domina l'economia reale e non la riflette, distorce anche i cambi per cinque o dieci anni di seguito... puoi avere andamenti dei cambi "bizzarri"... In parole povere oggi se sei un paese che ha un pareggio con l'estero e non troppo indebitato con l'estero (come l'Italia) e inflazione più alta della media, che richiede tassi di interesse più alti, puoi anche avere oscillazioni in alto del cambio se rassicuri il mercato con una crescita di PIL (tipo Gran Bretagna o Nuova Zelanda).... Puoi ritrovarti che rispetto al dollaro (a cui sono agganciate di fatto 2/3 delle valute del mondo) invece ti rivaluti, perchè loro si possono permettere tassi zero forever e tu essendo l'Italietta sei nervoso e offri tassi più alti al mercato e questo se solo cresci un poco ti fa un bel "carry trade" ...

Viceversa, a seconda di come sei percepito in termini del tuo debito pubblico comprato all'estero, se vieni "visto male" (o ti vogliono fare del male) puoi avere oscillazioni in basso del -40% o più. Cioè non puoi affatto contare che se torni alla lira, passate le prime oscillazioni, poi svaluti del -20% rispetto al marco e ti stabilizzi. Potresti perdere il -45% se al mercato gira male e per diversi anni.

Ultima cosa: Il Giappone è già più di un anno che ha svalutato contro euro del -36% circa e contro dollaro del -30% e cosa è successo alla sua bilancia commerciale ? E' PEGGIORATA... (anche qui la "scienza" è in difficoltà...hehehe )
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Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Cobraf.com - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale della Scuola di Studi Giuridici e Monetari - "Giacinto Auriti", che rimane autonoma e indipendente
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Fonte: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/86-economisti-fuori-dalla-realt%C3%A0-il-caso-bagnai.html

venerdì 31 ottobre 2014

Aquile imperiali e terrorismo economico: i fondi avvoltoio sono strumenti della politica estera degli Stati Uniti?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 26 Ottobre 2014
E’ una coincidenza che i fondi avvoltoi facciano sempre più pressione sull’Argentina che si prepara a sviluppare le seconde più grandi riserve di gas di scisto del mondo? Gli avvoltoi sono strumenti della politica estera?CFK-ONUParanoia o attenzione di Buenos Aires?
Ore dopo che l’ambasciata statunitense a Buenos Aires aveva emesso un avviso di allerta ai cittadini statunitensi presenti o in viaggio per il Paese sudamericano, la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato gli Stati Uniti di complottare per rovesciarla o ucciderla. Parlando alla trasmissione televisiva dalla Casa de Gobierno, il 30 settembre, ha spiegato che “se succede qualcosa a me, non guardate al Medio Oriente, guardate a nord“, a Washington DC. Ha detto al popolo argentino di non credere a nulla che il governo degli Stati Uniti dice, respingendo la minaccia del SIIL quale spauracchio degli Stati Uniti. Alle Nazioni Unite era già cautamente sprezzante sulle minacce ISIL contro di lei, quando vi ha parlato il 24 settembre. Ora, però, la Presidentessa Kirchner ha collegato i punti tra la situazione diplomatica con Washington e la minaccia del SIIL verso di lei, affermando che “quando li si vede uscire dalle sedi diplomatiche, farebbero meglio a non venire qui per cercare di spacciare qualche racconto sul ISIS che vuole rintracciarmi per uccidermi”. Invece di chiedere ciò che ha portato Fernandez de Kirchner a fare tali accuse al governo degli Stati Uniti, la questione dovrebbe essere cosa ha portato al deterioramento delle relazioni diplomatiche tra Buenos Aires e Washington. Tale deterioramento ha due dimensioni. In superficie è legato al debito sovrano dell’Argentina, alla sua ristrutturazione e agli hedge fund negli Stati Uniti. L’altra è legata alla politica su petrolio e gas di scisto.
Terrorismo economico e finanziario: in linea con il SIIL?
Di fronte alla sessantanovesima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, presieduta dal presidente statunitense Barack Obama, l’Argentina ha sostenuto che il terrorismo non è solo opera di gruppi violenti con le bombe, ma anche di enti e organizzazioni finanziarie che destabilizzano le economie nazionali e impoveriscono intere società con la speculazione e la manipolazione finanziarie. Secondo Cristina Kirchner, “i terroristi non sono solo quelli che lanciano bombe, ma anche coloro che destabilizzano le economie, causando fame, miseria e povertà“. Affrontando la crescente mitologia e fissazione internazionale concernente il SIIL in Siria e in Iraq, l’Argentina ha sostenuto che il terrorismo ha le sue radici alimentate e nutrite da ingiustizia e disparità nel sistema globale. Gruppi come SIIL e al-Qaida sono solo i sintomi di qualcosa di molto più profondo e grave. Respingendo i metodi militari di Washington come improduttivi e illogici, l’Argentina ha dichiarato che per bloccare il circolo vizioso della violenza il mondo deve affrontare alla radice le cause che creano gruppi come il SIIL e condizioni che fanno disperare i popoli. Kirchner ha anche ricordato a Obama e alla delegazione degli Stati Uniti, che raffigurano i gruppi insorti attuali in Siria, che il mondo condanna, come “combattenti per la libertà”. Il punto cruciale della tesi argentina è semplice: il terrorismo è anche economico e finanziario, e tale forma di terrorismo è molto più letale. La distruzione delle economie e la destituzione delle società aprono le porte a una miscela tossica di rabbia, ignoranza e accuse. Perciò Buenos Aires ha sostenuto che i terroristi economici e finanziari che mirano alle economie nazionali devono essere identificati, combattuti e fermati.
Incontrare gli avvoltoi
Non solo l’Argentina s’era indignata il 24 settembre, ma sfidava alle Nazioni Unite le strutture dominanti del sistema globale. Gli argentini erano sconvolti verso gli Stati Uniti ed altri dieci Paesi che avevano votato contro l’istituzione di una formula giuridica universale per affrontare il debito sovrano, pochi giorni prima, il 9 settembre. La presidentessa Kirchner ha deriso le politiche economiche neoliberiste degli istituti di Bretton Woods Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI), essenzialmente il Washington Consensus. Ha spiegato come i precedenti governi argentini avevano seguito ricette e “condizioni” del FMI, dicendo che la medicina economica del FMI ha rovinato economicamente l’Argentina nel 2001. Allora, chi sono i “terroristi economici e finanziari” condannati dall’Argentina? Parte della risposta è già stata menzionata. L’altra parte ha a che fare con gli hedge fund della NML Capital Ltd. Degli Stati Uniti, che ha sede nelle Isole Cayman, e dell’Aurelio Capital Management. Fin dalla crisi economica nel 2001, Buenos Aires ha rinegoziato i debiti, nel 2005 e nel 2010, attraverso nuovi piani di rimborso e la riduzione dei valori nominali del debito del 70 per cento, circa 13 miliardi di dollari, con il 92,4 per cento dei suoi creditori. Il 7 per cento della minoranza degli obbligazionisti, tuttavia, si tiene fuori e respinge le proposte dell’Argentina. Questi sono hedge fund inglobati dai fondi avvoltoio. Come gli avvoltoi reali circuitano e si aggirano sulle carcasse morenti, tali obbligazionisti colpiscono le economie in difficoltà per trarre vantaggio ed enormi profitti dalla crisi fiscale. Tali hedge fund e fondi private equity predatori operano acquistando debito a sconti stracciati e attendendo ristrettezze e fallimenti. La loro strategia è trarre profitto dai default e amplificarlo massimizzando i rendimenti degli interessi su ciò che gli devono i debitori, o sfruttando i contenziosi citando in giudizio i debitori per importi maggiori di quello che riceverebbero se il debito venisse pagato per intero. E’ nel quadro di tale logica che NML Capital Ltd. ed Aurelio Capital Management hanno rifiutato di accettare qualsiasi swap del debito o accordo con Buenos Aires. Hanno cercato di far deragliare gli argentini e impedirgli di pagare i debiti. Questo è il motivo per cui hanno chiesto il pagamento integrale dei debiti dell’Argentina per un valore nominale di circa 1,33 miliardi di dollari. In ultima analisi, ciò costringerebbe l’Argentina al default incrementandone il debito del 70 per cento. Mentre Kirchner parlava alle Nazioni Unite, Buenos Aires era bloccata nella battaglia legale a New York con gli avvoltoi. Utilizzando il sistema legale degli Stati Uniti, i fondi avvoltoio hanno ottenuto nel 2012 da Thomas Griesa, giudice federale del District Court del Southern District di New York, negli Stati Uniti, una sentenza senza precedenti a loro vantaggio. Griesa aveva ordinato all’Argentina di pagare gli avvoltoi per una somma totale ricalcolata ed irrealistica. L’Argentina ha perso l’appello e la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di ascoltare in appello l’Argentina, a giugno. Griesa ha concesso non soltanto i debiti con oltre il 1600 per cento d’interesse su ciò che era dovuto, in cinque anni, ma ha anche impedito a Buenos Aires di effettuare i pagamenti del debito agli altri obbligazionisti, fin quando non ripaga i fondi avvoltoio della somma totale ricalcolata. Secondo gli argentini, la nuova interpretazione giudiziaria di Griesa implica che un Paese sovrano non possa pagare i creditori che hanno accettato lo scambio, a meno che i debiti dello scambio non siano tutti pagati, concedendo difatti condizioni privilegiate ai creditori. Quindi il pagamento di 539 milioni di dollari è congelato dalla Bank of New York Mellon Corporation, decidendo il ricorso legale degli altri obbligazionisti il 15 agosto.
La sentenza della Corte degli Stati Uniti ha molte conseguenze. Nel primo caso, l’Argentina non può soddisfare la scandalosa pretesa di pagare i fondi avvoltoio del capitale più il 1600 per cento degli interessi in cinque anni. In secondo luogo, a causa della clausola “diritti sulle offerte future” prevista nei negoziati con gli altri obbligazionisti, che promettevano migliori condizioni, l’Argentina è stata messa in una situazione difficile dal giudice statunitense. Date le circostanze imposte dai fondi avvoltoio tramite il giudice Griesa, gli altri obbligazionisti hanno il diritto di esigere pagamenti superiori, equivalenti a ciò che i fondi avvoltoi pretendono. In altre parole, i negoziati del 2005 e del 2010 sono stati effettivamente annullati da Griesa con una quantità ingestibile di interessi aggiunti agli altri debiti. Se gli altri obbligazionisti evocano la clausola “diritti su offerte future”, ci sarà una grave crisi economica in Argentina. Standard & Poor ha dichiarato l’Argentina in mora il 30 luglio, dopo che a Buenos Aires è stato impedito di effettuare i pagamenti del debito. Non solo gli investitori sono spaventati e v’è un ridotto accesso dell’Argentina al mercato dei capitali globali, ma la minaccia d’inadempienza, alla fine di ottobre 2014, mette ulteriore pressione su economia e peso argentini.
Petro-politica: il gas di scisto argentino e la connessione Gazprom
Sull’altro aspetto della storia, va notato che l’Argentina è in via di ripresa economica dal 2002. Questo recupero include il riacquisto dal governo delle società nazionali privatizzate. La chiave è la rinazionalizzazione degli Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) del 3 marzo 2012. La rinazionalizzazione di YPF ha irritato la Spagna, in quanto la compagnia energetica argentina era stata acquistata dal gruppo petrolifero spagnolo Repsol. Riprendere il controllo di YPF è stato importante perché l’Argentina ha le seconde maggiori riserve di gas shale recuperabili nel mondo, dopo quelle cinesi, e Buenos Aires pensa di diventare esportatore di gas naturale sul mercato globale. La petro-politica e la guerra energetica sono parte dell’equazione. Non è un caso che Cristina Kirchner concluse il suo discorso, durante la discussione sul terrorismo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, voltandosi verso la delegazione degli Stati Uniti e dicendo che il suo Paese ha vasti giacimenti di idrocarburi che potrebbero finire per divenire una maledizione a causa dei problemi che li accompagnano. Kirchner tacitamente diceva che temeva che Washington s’intrometta in Argentina, come ha fatto altrove, per controllarne le risorse energetiche. Va anche notato che la Russia è partner dell’Argentina nel programma per divenire esportatrice di gas naturale. Prima che Kirchner parlasse alle Nazioni Unite, il presidente russo Vladimir Putin aveva visitato l’Argentina durante il suo tour in America Latina. A Buenos Aires annunciava che l’Argentina è un partner strategico di Mosca. Il 12 luglio Mosca e Buenos Aires firmavano importanti accordi commerciali e su energia, informazione e cooperazione militare. Mesi dopo, tramite teleconferenza, Putin e Kirchner inauguravano la trasmissione di RT in spagnolo o RT Actualidad in Argentina, il 9 ottobre; chiaramente sfidando influenza e interferenze degli USA in Argentina. Alcuni giorni dopo l’intervento di Kirchner alle Nazioni Unite, Argentina e Russia firmavano un importante accordo bilaterale energetico, di cooperazione tra Gazprom e YPF per esplorare e sviluppare i giacimenti di gas naturale dell’Argentina. Gazprom aveva già dei legami con l’Argentina, quando stipulò un contratto per esportare il gas naturale russo in Argentina nel 2013.
Fondi avvoltoio come “aquile imperiali”
Gli argentini hanno gridato allo scandalo. Sono sconvolti dalle dichiarazioni degli Stati Uniti sull’Argentina inadempiente e accusano il sistema legale e il governo federale degli Stati Uniti di complicità nel tentativo di destabilizzare economicamente l’Argentina. Dopo aver rifiutato di sottomettersi alle sentenze dei tribunali, l’Argentina ha cercato di negoziare con i fondi avvoltoio nel luglio 2014. Gli argentini infine respinsero il mediatore nominato dal tribunale, Daniel Pollack, come incompetente e fazioso. La situazione di stallo nei negoziati mediati dalla corte, infine ha portato al crollo quando Pollack ha fatto una dichiarazione contro l’Argentina. L’avvocato del governo argentino, Jonathan Blackman, protestò il 30 luglio per la dichiarazione di Pollack sull’Argentina inadempiente, come “nociva e pregiudizievole verso la Repubblica in relazione al mercato ed altre persone, come i gestori dei credit default swap“. Il 1° agosto, il governo argentino ha detto di aver perso fiducia nella mediazione. Dopodiché, Griesa ha impedito all’Argentina di ripagare gli altri debiti e un’udienza di emergenza si svolse a Manhattan l’8 agosto. Durante tutto questo tempo, Buenos Aires aveva chiesto al governo degli Stati Uniti di chiarire che il suo giudice nazionale non può trattare l’indipendenza argentina da ostaggio. Washington non ha fatto nulla. La settimana prima della comparsa della Presidentessa Kirchner alle Nazioni Unite, il suo governo fu irritato quando un funzionario degli USA disse che l’Argentina era in default. L’Argentina vede nel rifiuto del governo degli Stati Uniti d’intervenire una complicità. Il 7 agosto, Buenos Aires ha anche chiesto alla Corte internazionale di giustizia di ascoltare il suo caso contro Washington che consente al sistema legale degli Stati Uniti di violare la sua indipendenza di Stato sovrano. Quando il Congresso Nazionale argentino ha approvato la legge sul pagamento del debito sovrano, l’11 settembre, bypassando il sistema bancario degli Stati Uniti e iniziando a ripagare i propri debiti localmente o in Francia, il giudice Griesa l’ha dichiarato illegale. Dopo che Griesa ha minacciato l’Argentina di oltraggio alla corte, l’ambasciatrice argentina Cecilia Nahon ha inviato al segretario di Stato USA John Kerry una lettera di avvertimento, secondo cui Washington sarebbe stata ritenuta responsabile da Buenos Aires delle conseguenze delle sentenze della corte degli Stati Uniti. I fondi avvoltoio vengono utilizzati per ricattare Buenos Aires, come strumento di pressione degli Stati Uniti. Ciò fu accennato da Kirchner mentre parlava alle Nazioni Unite. Non c’è da stupirsi che la Kirchner alludesse a Washington come sostenitore del terrorismo economico. Più tardi Cristina Kirchner ha parlato in modo più diretto. “Non sono ingenua, non è la mossa isolata di un vecchio giudice di New York“, Kirchner ha anche dichiarato pubblicamente il fiasco. Secondo Kirchner, tali hedge fund “sembrano delle aquile imperiali” che eseguono gli ordini di Washington. I leader mondiali s’incontrano riguardo tale terrorismo e ricatto economico. Perciò il presidente boliviano Evo Morales s’è riferito alle sanzioni degli Stati Uniti contro la Federazione russa come atto di terrorismo economico. E’ chiaro che un intricato gioco si svolge. Lo contesa dell’Argentina con i fondi avvoltoio è utilizzata per fare pressione su Buenos Aires. Comunque gli avvoltoi si comportano come “aquile dell’impero”.
Economic-Terrorism-Vulture-Funds-US-Policy-5Mahdi Darius Nazemroaya è sociologo, pluripremiato autore e analista geopolitico.
Copyright © 2014 Global Research
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

giovedì 30 ottobre 2014

Perchè diffidare delle soluzioni degli economisti

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 L'ostacolo di fronte al quale tutti i monetaristi si sono trovati si basa sull'errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento, come espressione, cioè, di un valore proprio, diverso da quello del bene oggetto del diritto.
Su questo equivoco iniziale si è preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva, confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio il valore indotto;ossia configurando la moneta stessa, non come misura del valore (e quindi valore della misura, quale è), ma come titolo di credito rappresentativo della riserva.
E’ gran tempo ormai che si esca definitivamente dall'equivoco di spacciare sotto la parvenza di valore creditizio il valore monetario. Per comprendere le differenze fondamentali tra moneta e credito basta muovere dalle seguenti considerazioni:
1) il credito si estingue col pagamento, la moneta continua a circolare dopo ogni transazione, perchè, come ogni unità di misura, è un bene ad utilità ripetuta;
2) nel credito, come in ogni fattispecie giuridica, prima si vuole il precetto normativo e poi lo si manifesta; nella moneta, prima si crea la manifestazione formale, cioè i simboli monetari e poi le si attribuisce il valore all'atto dell'emissione. Chi crea il valore della moneta non è infatti chi la emette, ma chi l'accetta. Come nell'induzione fisica nasce l'energia elettrica con la rotazione degli elettrodi, così  nell'induzione giuridica nasce il valore monetario all'atto dell'emissione, cioè quando inizia la fase dinamica della circolazione della moneta;
3) il valore del credito è causato dalla promessa del debitore, come avviene nella cambiale in cui l'emittente è il debitore. Il valore della moneta è causato dall'accettazione del primo prenditore perchè egli sa, come membro della collettività nazionale,che gli sarà accettata da tutti i partecipi della convenzione monetaria, cioè dalla collettività che crea appunto per questo il valore indotto della moneta;
4) il valore del credito è sottoposto al rischio dell'inadempimento. Il valore monetario è attuale e certo perchè, per l'induzione giuridica, la moneta, pur essendo un bene immateriale, è un bene reale oggetto di diritto di proprietà. Poichè il valore del titolo di credito è causato dalla promessa del debitore, sottoscrivendo il titolo monetario sotto la parvenza di una falsa cambiale, il Governatore della Banca centrale induce la collettività nel falso convincimento che sia lui stesso a creare il valore monetario. In tal modo la Banca centrale, non solo espropria ed indebita la collettività nazionale del suo denaro, ma pone le premesse,come vedremo, per usurpare, tramite la sovranità monetaria, la stessa sovranità politica.
Nella relazione al disegno di legge sul conto intrattenuto dal Tesoro presso la Banca d'Italia varata dal Consiglio dei Ministri il 10 febbraio 1993 (atto Senato n. 1089 dell'XI legislatura), è contenuta una preziosa dichiarazione, rara per la sua brevità e per il suo contenuto di verità scandalosa.
«La ratio di queste disposizioni» ( recita la relazione ) «è evidente: garantire la piena indipendenza delle Banche centrali e della Banca centrale europea nella gestione della politica monetaria... In conseguenza non si consente agli esecutivi degli Stati firmatari del trattato di esercitare signoraggio in senso stretto: ovvero di appropriarsi di risorse attraverso l'emissione di quella forma di debito inesigibile che è la moneta inconvertibile a corso legale».
Dunque:
1) esistono delle risorse che non sono di chi se ne appropria, altrimenti sarebbe impossibile
appropriarsene;
2) normalmente non dovrebbe essere consentito a nessuno di «appropriarsi» di risorse altrui e non solamente agli «esecutivi degli Stati firmatari del trattato», mentre invece ciò deve essere consentito solamente alle Banche centrali ed alla Banca centrale europea (che avrebbero così per legge la «licenza di rubare»);
3) l'oggetto del furto dovrebbe consistere in un «debito inesigibile», ossia nelle «false cambiali» delle banconote («lire mille pagabili a vista al portatore». f.to il Governatore della Banca d'Italia) che, come tali, non dovrebbero avere alcun valore. Il valore di un debito è infatti causato dalla sua esigibilità. Ed altro è dire che è inesigibile perché il debitore non «può» pagare, altro è dire (come nel nostro caso ) che è inesigibile perché il debitore (cioe la Banca centrale) ha per legge la garanzia di non pagare. Se fosse vera questa tesi, siccome il debito inesigibile è uno strumento inutile, le Banche centrali non ruberebbero nulla.
Ma se questa tesi fosse vera, per noi dovrebbe essere indifferente avere denaro in tasca o non averlo. Quando poi si conclude con definire il «debito inesigibile» come «moneta inconvertibile» di «corso legale», si esclude che possa essere «debito». La moneta infatti, come bene reale, può essere oggetto di debito (e di credito), non «debito» essa stessa.
Una volta dimostrato che la moneta ha valore indotto causato dalla convenzione sociale, approfittando della circostanza che l'emissione della cambiale è prerogativa del debitore,le Banche centrali apparendo come debitori di false cambiali, si sono arrogate il potere di «esercitare signoraggio» per «appropriarsi di risorse» monetarie, ossia del valore indotto creato dalle collettività nazionali con il risultato di espropriare ed indebitare le collettività nazionali del loro denaro, senza contropartita. E’ questa la «grande usura» intuita da Pound.
Per dare ordine a questo sistema monetario, assurdamente ingiusto ed antisociale, si impone la necessità di colmare, mediante interpretazione autentica, la grave lacuna legislativa denunciata, definendo proprietaria della moneta la collettività dei cittadini. Va con l'occasione messo in rilievo che la legge proposta non tocca minimamente l'autonomia della Banca centrale, perchè è fin troppo evidente che l'autonomia attiene alle competenze funzionali ed al patrimonio costituito dagli edifici e dalle strutture aziendali dell'Istituto; ma la proprietà della moneta è del tutto estranea: per quanto sopra dimostrato essa è dei cittadini e non della Banca Centrale

Giacinto Auriti - 1995
Fonte: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/78-perch%C3%A8-diffidare-delle-soluzioni-degli-economisti.html

lunedì 27 ottobre 2014

Conferenza di Montegranaro sulla proprietà monetaria (anche in Streaming)

confmontegrana


 Il 9 novembre 2014 si terrà a Montegranaro, in provincia di Fermo, la conferenza dal titolo "Perché siamo qui?" in cui interverranno alcuni relatori per parlare di proprietà monetaria, creazione del denaro e del debito, finanza ombra, monete complementari e altre soluzioni non monetarie, e infine la teoria del valore indotto e della proprietà della moneta di Giacinto Auriti.

 Il pubblico sara composto da inprenditori, autorita locali, sindacati ed altri soggetti interessati, per un totale di 350 persone.
 Per chi non potesse partecipare fisicamente l'evento sara trasmesso in diretta streaming sul canale di Salvo Mandará all'indirizzo: http://www.salvomandara.it/blog/salvo5-0live/

 Interverranno: Daniele Pace, scrittore e ricercatore indipendente come rappresentante della Scuola di Studi Giuridici e Monetari Giacinto Auriti ccon un intervento dal titolo Cosa è il denaro e cosa è il debito. (Libri di Daniele Pace)

  Dott. Salvatore Tamburro, economista e consulente finanziario con un intervento dal titolo Dalla finanza all'economia reale. (Libri di Salvatore Tamburro)

  Dott. Fabiuccio Maggiore, economista con Monete Complementari ed Economia Locale

 Cosimo Massaro, scrittore con Comprendere cosa è la moneta per consapevolizzare il valore della vita. (Libri di Cosimo Massaro)

  Dott. Domenico Leva, dirigente INPS con Cassa integrazione, da ammortizzatore sociale passivo a investimento sociale salva lavoro

  Dott. Paolo Tanga, ex direttore di Banca d'Italia

 Il convegno si terrà alla sala conferenze del ristorante Villa Bianca, contrada S. Leandra 355, provincia di Fermo, a partire dalle ore 16 qui il promo:

 

Basta con le bufale, le “forbici” non le manda la Germania ma i poteri forti, quelli veri


di Marco Pizzuti

Basta con le mezze verità della controinformazione televisiva da salotto. Anche se non verrò compreso da chi non conosce gli scopi e i programmi a lungo termine di club elitari come il Bildeberg, la Trilateral Commission etc., non riesco più a “digerire” tutti questi luoghi comuni in silenzio. Alle bufale di chi dovrebbe rappresentare la vera protesta quasi preferisco la sana propaganda ufficiale dei Monti, dei Letta e dei Renzi perchè in un certo senso, è meno subdola. E’ da quando è iniziata la crisi finanziaria infatti che sento il pensiero unico dei contestatori incolpare la nazione tedesca delle misure di austerity imposte contro l’Italia e il sud Europa.
Tutti i “tribuni del popolo” che vedo agitarsi in televisione ripetono fino alla nausea (anche se in buona fede) che la colpa della recessione italiana è della Germania quando non c’è niente di più falso. Al pari di Obama e Renzi (grande sostenitore del TTIP), la Merkel si limita solo ad e eseguire le direttive politiche-economiche dettate dall’agenda di poteri forti che non rappresentano una lobby locale della Germania o dell’America ma l’elite finanziaria internazionale che guida il processo di globalizzazione e che controlla tutti gli stati dal loro interno. Forse nessuno si è accorto che questa crisi somiglia molto a una III guerra mondiale dove i conquistatori depredano gli stati e sottomettono le nazioni utilizzando la formidabile arma del debito pubblico. Nel frattempo però i veri responsabili di questa situazione rimangono invisibili alle masse perchè anche i contestatori di piazza fanno il gioco dei poteri forti continuando a mettere le nazioni una contro l’altra. Nel 2008 ad esempio, agli americani venne detto che dietro lo  scoppio della bolla immobiliare si annidavano gli speculatori europei ma quando la crisi si è fatta sentire anche nel vecchio continente, la parte dei cattivi è toccata ai tedeschi.
La gente ha la memoria corta e ha già dimenticato che paesi come la Grecia, la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo non sono stati gettati in miseria dalla Germania ma dall’azione sinergica dei fondi speculativi creati a Wall Street, delle pagelle nere stilate delle agenzie di rating private (Moody’S, Fitch, Standard & Poor), dai mercati e dalla troika, tutti strumenti controllati dall’elite finanziaria globale su cui i parlamenti non hanno nessun reale potere d’intervento. Peraltro, anche la Germania sta entrando in recessione dal momento che tra i maggiori acquirenti dei suoi prodotti industriali (ad es. auto ed elettrodomestici) c’è proprio quel sud Europa che l’austerity sta annientando con l’imposizione fiscale più alta del mondo (le tasse eccessive comportano la contrazione della domanda interna). Dopo che i poteri forti avranno finito di spolpare il sud Europa, toccherà al nord Europa (svendita di tutti i beni pubblici e sottomissione del parlamento ad enti finanziari sovranazionali) perchè quando andremo a fare bene i conti sul debito pubblico dello stato tedesco sommato a quello dei suoi lander, inizierà a tremare anche Berlino. E’ solo questione di tempo….Se capisci che la guerra economico-finanziaria non è tra gli stati ma tra chi sta in alto e chi sta in basso, hai già capito quasi tutto……..il resto è una cortina fumogena del circo mediatico….
Chi sta nel pensiero unico…

e chi sta fuori dal coro…

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martedì 14 ottobre 2014

Cassa Integrazione: da ammortizzatore sociale passivo ad investimento sociale salva lavoro


Un articolo sulla proposta di riforma della cassa integrazione a zero costi per lo stato, in grado di rilanciare il settore industriale, del Dott. Domenico Leva che sarà presentata alle conferenza di Montegranaro in programma il 9 novembre.

L’opinione pubblica è quotidianamente bombardata su tutti i mezzi di informazione dal dibattito sulle grandi “riforme strutturali” che dovrebbero servire a far ripartire l’economia e contrastare la crescita della disoccupazione. Uno degli strumenti ritenuti più importanti per raggiungere questi obiettivi è l’innovazione, ma troppo spesso questi ragionamenti vanno a cozzare contro la difficoltà a finanziare questo tipo di investimento.
Che la nostra classe politica fosse lontana dalla realtà ce lo ha dimostrato in molte occasioni e, troppo spesso, chi siede in parlamento, ha poca conoscenza dell’apparato di norme che regolamentano l’attività economica e le sue ricadute sociali. Eppure, basterebbe approfondire questi argomenti per scoprire che intervenendo su certi istituti che già esistono si potrebbero ottenere non solo soluzioni efficaci, ma anche immediatamente attuabili, soprattutto dal punto di vista finanziario.
Questo è il caso, ad esempio, della cassa integrazione, della quale il pubblico sente spesso parlare, presentato come uno strumento per “ammorbidire” gli effetti delle crisi aziendali, che grava (ma così non è) sulle finanze pubbliche. Forse è il caso di chiarire le idee ai nostri lettori.
Attualmente la CIGO e la CIGS, ammortizzatori sociali previsti solo in Italia, intervengono rispettivamente per crisi determinata da eventi temporanei (es. mancanza di lavoro, fine commessa ecc.) o straordinari (es. ristrutturazione, riconversione ecc.) ma presentano alcune dinamiche negative per i lavoratori, in quanto comportano una forte contrazione del reddito mensile disponibile (massimo € 800,00 circa) con conseguente riduzione della spesa e dei consumi familiari e, forse ancora più grave, la perdita di professionalità e di dignità in caso di Cassa Integrazione “a zero ore” per lunghi periodi continuativi.
Anche per le aziende le ripercussioni sono significative: perdita di capacità produttiva e di quote di mercato, difficoltà nell’innovazione, nella ricerca e sviluppo e riduzione della competitività
Per la collettività, infine, significa contrazione dei consumi e degli investimenti, ricadute negative sulle attività commerciali e sull’indotto industriale e peggioramento degli indicatori economici quali occupazione e PIL
E’ pertanto necessario e indifferibile “cambiare verso” e riformare la vigente normativa della CIGpassando da mero ammortizzatore sociale di puro assistenzialismo a dinamico motore propulsivo di difesa e sviluppo dell’imprenditoria e dell’occupazione.
Ciò anche in considerazione del fatto che, nonostante il perdurare della crisi, gli ultimi dati per l’anno 2013 stimati dall’INPS prevedevano per CIGO e CIGS (vedi Sintesi bilancio di previsione INPS 2013):
  • Entrate Contributiveal Netto Trasferimenti di Stato: circa 3,763 Miliardi di Euro
  • Uscite per erogazione CIG e contribuzione “figurativa”: circa 3,637 Miliardi di Euro
  • Risorse Residue : circa 126 Milioni di Euro
I benefici economici e gli obiettivi sociali possibili da conseguire con la riforma sarebbero numerosi ma, soprattutto, avendo a disposizione quasi quattro miliardi stanziati già nel bilancio INPS, sarebbe realizzabile in tempi brevissimi.
Si dovrebbe agire tramite una riforma legislativa che consenta all’imprenditore disposto ad investire e convinto nello sviluppo futuro della sua Azienda, la possibilità di utilizzare nella attività produttiva il lavoratore della propria azienda fruitore di CIGO/CIGS ;
Questa riforma dovrebbe Consentire nel contempo all’Impresa di EROGARE al proprio “lavoratore Cassaintegrato” LA SOLA DIFFERENZA tra retribuzione contrattuale e CIGO/CIGS esentandolo dall’obbligo contributivo previdenziale, in quanto nel periodo di fruizione delle prestazioni di integrazione salariale vi è la relativa contribuzione “figurativa” a carico dell’INPS (attualmente la normativa consente l’utilizzo del lavoratore in CIG presso altro datore di lavoro ma lo vieta presso la propria azienda).

Non si tratta di un processo particolarmente complicato, tanto più che vi sono già molti strumenti amministrativi che possono essere utili allo scopo.
  1. L’impresa dovrebbe presentare un piano di investimenti da realizzare nel periodo di CIGO/CIGS (6-12-18 mesi), finalizzato al miglioramento/innovazione di prodotto/processo produttivo e/o di risparmio energetico e/o di riduzione impatto ambientale, ecc.;
  2. L’impresa dovrebbe presentare un piano di mantenimento e/o sviluppo occupazionale e di formazione professionale teorico/pratica, ivi compresa la sicurezza sul lavoro, per lo sviluppo e/o la riqualificazione dei lavoratori in sinergia con Enti Accreditati/Istituti scolastici pubblici superiori/Università e con l’impiego delle risorse dei Fondi Nazionali ed Europei destinati alla Formazione professionale;
  3. Regolamentazione Unificata e semplificata delle procedure autorizzative, sia per l’ammissione alla CIGO/CIGS e alle relative prestazioni che per quelle connesse alla effettiva realizzazione dell’investimento (“burocrazia a impatto zero”).
  4. Tempi predefiniti per la conclusione dell’iter autorizzativo (es. Max 60 gg) e conseguente possibilità di attivazione concreta e immediata dell’investimento produttivo da parte dell’azienda.
  5. Verifica dello stato di crisi e/o di mancanza commesse dell’azienda determinato dal mercato, nel settore produttivo e/o territoriale, sulla base di dati oggettivi relativi all’andamento economico-finanziario e tecnico-produttivo, rilevabili dai bilanci, dal fatturato, dai consumi elettrici, da riscontri bancari e dei bilanci degli ultimi 24 mesi;
  6. Valutazione della congruità del piano di investimento relativamente alla CIGO/CIGS richiesta/autorizzata (confronto/proporzione tra importo-durata investimento e importo-durata CIG erogabile);
  7. Valutazione dell’eventuale possibilità di incremento occupazionale giovanile e/o femminile conseguente all’investimento;
  8. L’iter si conclude con la stipula di un accordo, sulle modalità di impiego dei lavoratori durante la CIG e sullo svolgimento della formazione, sottoscritto dall’Azienda e dalle OO.SS./RSA presso la Commissione ad hoc;
  9. Controllo dell’ENTE preposto (Ministero del lavoro/ INPS/ Altro) e delle OO.SS./RSA, da effettuare periodicamente e al termine del periodo autorizzato, sullo stato e sulla realizzazione del piano di investimento e formazione, con applicazione di eventuali sanzioni consistenti appunto nel recupero totale/parziale della CIG erogata, proporzionato al livello della mancata realizzazione. Escussone della sanzione a mezzo fidejussione presentata a garanzia.
Di fatto la suddetta riforma permette al datore di lavoro di impiegare in azienda i propri lavoratori in costanza di percezione della Integrazione Salariale e dell’accredito della contribuzione figurativa, a carico del “Fondo di Solidarietà”, con evidente riduzione del costo del lavoro e, quindi, del costo di produzione, permettendo all’azienda di recuperare competitività sul mercato durante il periodo dell’investimento e ai lavoratori di conservare il potere d’acquisto. Tutto ciò è finalizzato al concreto rilancio e recupero di competitività e di produttività dell’azienda al termine della effettiva realizzazione dei piani di investimento e formazione e al mantenimento dei livello dei consumi familiari .
La riforma proposta supera anche l’ostacolo di non disattendere la Normativa Europea che vieta aiuti di Stato alle imprese, in quanto la riforma della “nuova” CIGO/CIGS prevede il finanziamento dei Fondi per l’erogazione delle prestazioni esclusivamente con la contribuzione a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori, senza il contributo dello Stato che attinge alla fiscalità generale.
Attualmente il Finanziamento della Cassa Integrazione risulta INTERAMENTE coperto dalla contribuzione a carico delle Aziende e dei Lavoratori dipendenti dell’industria, come evidenziato in premessa;
Con Modifica Normativa di tipo Tecnico-Contabile si può introdurre nell’Ordinamento Previdenziale Italiano “il Fondo di Solidarietà tra Imprese e Lavoratori per la Difesa e lo Sviluppo degli Investimenti e dell’Occupazione” con rimodulazione delle aliquote contributive e contestuale SOPPRESSIONE dell’intervento finanziario dello Stato sui capitoli di spesa di CIGO e CIGS. Tutto ciò può avvenire SENZA AGGRAVIO DI COSTI per Imprese e Lavoratori e con RISPARMI per il Bilancio dello Stato da destinare ad altri interventi.
L’intervento del predetto “Fondo di solidarietà” dovrà essere in prevalenza autorizzato nei casi di perdurante crisi industriale e/o economica; l’attivazione di tali risorse in favore di lavoratori e imprese, pertanto, sarà ammesso senza “regola de minimis” in quanto non essendo “aiuto di Stato” non è in contrasto con le direttive del Trattato di Istituzione della Comunità Economica Europea (CEE) che, all’art. 1, recita testualmente: <<art. 1. Salvo deroghe contemplate dal presente trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza.>>. In particolare con la presente congiuntura economica di crisi, riconosciuta a livello nazionale e internazionale, dovrebbe essere apprezzato anche a livello CEE l’utilizzo di risorse, senza aggravio del Bilancio dello Stato, per sviluppare gli investimenti produttivi e frenare l’emorragia di posti di lavoro e l’incremento vertiginoso della disoccupazione.

Dott. Domenico Leva 

martedì 7 ottobre 2014

Recessioni fatte in casa, o della Tafazzinomics


Il Financial Times segnala che le piccole e medie imprese giapponesi si troverebbero in condizioni congiunturali piuttosto problematiche, e questo avrebbe spinto il governo diShinzo Abe a prendere posizione, con atti amministrativi e l’abituale moral suasion nei confronti delle grandi conglomerate, affinché “diano una mano”. Sono gli effetti collaterali della struttura produttiva di un paese la cui leadership politica era convinta di aver reinventato la ruota.
In pratica, accade questo: l’aumento dell’imposta sulle vendite, dal 5% all’8%, entrato in vigore il primo aprile ad inizio anno fiscale, ha indotto una corsa agli acquisti (soprattutto di beni durevoli) nel primo trimestre solare dell’anno, con relativo mini boom che sta ora venendo puntualmente restituito, con interessi, alla realtà. Dopo un dato di Pil giapponese del trimestre aprile-giugno fortemente negativo (meno 7,1% annualizzato), l’andamento della produzione industriale resta debole, come testimonia anche il calo a sorpresa del dato di agosto.
La struttura dell’economia giapponese vede una miriade di imprese piccole e medie che sono fornitrici (e spesso sono banali terzisti) dei grandi complessi multinazionali. Questo determina una struttura fortemente duale del mercato del lavoro e dei prodotti. In pratica, l’occupazione garantita e le strutture retributive con bonus si concentrano nei grandi gruppi, mentre la flessibilità si scarica sulle piccole e medie imprese, che hanno occupazione in via di ulteriore precarizzazione ed i cui dipendenti difficilmente riescono a vedere qualcosa che ecceda la paga base.
Fatale, date queste premesse, che il potere contrattuale di questi terzisti verso i grandi gruppi tenda ad essere piuttosto limitato. Questo, tra le altre cose, si traduce nella difficoltà a traslare sui committenti i maggiori costi indotti dalla forte svalutazione dello yen, e di conseguenza in una forte compressione dei margini. Ecco quindi che il governo di Tokyo è costretto a correre in soccorso delle piccole e medie imprese che, secondo molti osservatori, starebbero ormai vivendo in condizioni di recessione conclamata. E come si fa a soccorrere le pmi, in Giappone? Sinora, in due modi. Da un lato, le agenzie governative potranno acquistare anche da imprese che non siano state costituite da almeno dieci anni (norma invero piuttosto bizzarra); dall’altro, il governo “invita” le organizzazioni industriali ed i loro associati a consentire ai propri fornitori di traslare i maggiori costi derivanti dal deprezzamento dello yen, che da luglio ha ceduto circa il 7% nominale contro dollaro.
In altri termini, si chiede ai committenti di cedere parte dei propri margini alle piccole e medie imprese boccheggianti, cioè di rinunciare al proprio potere di mercato. Idea certamente molto nobile ed illuminata, nel quadro di “fare sistema” che caratterizza il Giappone, almeno così ci viene detto da sempre. Solo che in tal modo il problema si sposta ancora più a valle, a livello di consumatore finale. Che già di suo è depresso perché al forte aumento dei prezzi al consumo non ha corrisposto l’aumento delle retribuzioni medie (soprattutto nella parte tabellare di base) e men che mai delle pensioni, visto che parliamo di uno dei paesi più anziani del mondo (ricorda qualcuno?). Da qui un circolo vizioso in cui il deprezzamento dello yen causa deterioramento del sentiment dei consumatori e progressivamente anche delle imprese.
Eppure sembrava un’idea così geniale, quella di causare un’inflazione da costi (via deprezzamento del cambio) che doveva trasformarsi in inflazione da domanda e vissero tutti felici e contenti. Vado pazzo per i piani ben riusciti.